BLOG TOUR: Dalla realtà al romanzo – Aquila Ebrea di Sebastian Hidalgo

Cari sognatori, dopo la nostra recensione legata all’evento appena concluso, eccoci che diamo inizio ad un Tour di Approfondimento unico e coinvolgente del romanzo di Sebastian Hidalgo che non potrà che stuzzicare maggiormente la vostra curiosità!!!

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GENERE: narrativa, storico
DATA DI USCITA: 1 febbraio 2019

Cartaceo

Klara Bergmann, ex giornalista ebrea, nascosta dietro una libreria è costretta a vedere uccidere a sangue freddo suo nonno per mano di un soldato nazista.
Da quel momento in poi per la giovane donna inizia un’odissea che la porterà, grazie all’aiuto della famiglia Klein, ad attraversare la Germania per rifugiarsi a Varsavia. Ma ben presto la tranquillità svanisce. L’ombra del nazismo incombe su tutta l’Europa, e Klara non è al sicuro. Sola e costretta nuovamente a fuggire in un mondo dilaniato dalla guerra, riuscirà a trovare la salvezza?
Johannes Neumann è un soldato di alto rango delle SS. La sua nota crudeltà, la sua amicizia stretta con Himmler ed un legame ossessivo e quasi morboso con Adolf Hitler, lo hanno portato in alto: nel campo di Dachau, l’unica vera autorità è la sua, incrollabile quanto la sua fede nel Reich. Eppure, assistere alla distruzione di Varsavia e l’arrivo di una notizia sconvolgente metteranno alla prova il suo mondo, costringendolo a porsi quella domanda che, prima o poi, perseguita ognuno di noi: chi sono veramente?

Sullo sfondo della Seconda Guerra Mondiale, le loro strade si avvicineranno più e più volte senza mai incrociarsi, fino ad un epilogo in cui tutto perde importanza e sopravvivere è l’unica opzione.

Dalla Realtà al Romanzo

Per meglio spiegarvi questo libro abbiamo voluto dare la parola allo scrittore che con poche e semplici domande da noi poste, vi svelerà la nascita di queste intensissime e travolgenti pagine!!

La storia: Com’è nato questo romanzo?

Beh, questa è un’ottima domanda! E non scherzo. Nel senso, ti starei mentendo spudoratamente se adesso ti dicessi che sono sempre stato appassionato di Seconda Guerra Mondiale e che non vedevo l’ora di scrivere sull’argomento.
Il mio processo creativo è un casino, e mi piace perché altrimenti lo troverei scontato. Raramente scrivo quello che voglio: scrivo quello che mi arriva, quello che devo scrivere. Può indignare, può far arrabbiare, commuovere o gioire, ma non posso fare a meno di scrivere. La mia musa non è una gentile fatina col tutù che mi mette le idee sotto le lenzuola, la definirei più un trafficante di idee poco socievole che mi mette davanti agli occhi gli strumenti che devo usare. Con Aquila Ebrea non è stato diverso.
Il romanzo è “nato” nel 2013, quando avevo 18 anni. Ricordo che era metà giugno, circa mezzogiorno, e stavo camminando sotto il sole ascoltando una canzone strumentale, Earth di Jesper Kyd. Quel brano ha scatenato una visione: una stanza in penombra, fredda, con un uomo anziano che aspettava; un soldato nazista sfonda la porta cercando una ragazza, ma non ottenendo risposta ammazza il vecchio e se ne va.

Questa è la primissima scena di Aquila Ebrea, il primo capitolo. Pur di non perderlo ho corso sotto il sole per arrivare dove stavo andando, quando sono arrivato ero disperato, sudato, ed ho chiesto carta e penna. Me li hanno dati, e preso dal delirio ho tirato fuori il mio iPod e ho scritto lì la scena, ignorando carta e penna. Follia pura.
Subito dopo è sorta una domanda fondamentale relativa ai personaggi, e quella ha plasmato buona parte della trama… ma non la dico, perché è uno spoiler gigantesco!

Perché parlare di un tema così forte come l’olocausto e la Seconda Guerra Mondiale?

Shoah, non olocausto.
L’olocausto è un termine con connotati religiosi che implica un sacrificio volontario, mentre Shoah significa distruzione, grande tempesta, e non implica una volontarietà.
Ci tengo molto a questa cosa.
Come dicevo prima, comunque, la risposta più onesta che posso darti è: perché la musa mi ha costretto.
L’idea era quella, non c’era modo di cambiarla, e se l’avessi ignorata sarebbe di sicuro finita nella testa di qualcun altro. Non sapevo nulla di Seconda Guerra Mondiale, di ebraismo, mi mancavano tutte le basi.
Nonostante questo, però, scrivendo ho sviluppato interesse per il tema e ne ho capito l’importanza: la Shoah non è un fenomeno del passato. È un termine che è arrivato a trascendere il contesto a cui lo associamo e che è e sarà sempre attuale.
Mi piace trovare un lato positivo in tutto: per molti la Shoah e la Seconda Guerra Mondiale sono la prova della crudeltà che nasconde l’essere umano, ma io vedo quegli avvenimenti come un’opportunità per imparare quali sono le conseguenze a cui portano le ideologie e l’intolleranza. La violenza è una parte integrante dell’essere umano, ma non possiamo dimenticare che, in verità, siamo fatti per amare, per accogliere, e per evolver: parlare di Shoah deve ricordarci che abbiamo il dovere, verso Dio e verso gli altri, di sforzarci per diventare la miglior versione di noi stessi.

La creazione: quante ricerche ha dovuto fare?

Una montagna! Ho fatto portare una scrivania nella cantina di casa mia per scrivere questo romanzo, e passavo ore chiuso lì sotto, al freddo, leggendo. Lavoravo circa sei ore al giorno, e le prime quattro erano completamente dedicate allo studio.
Scrivere il mio primo romanzo è stato facile, conoscevo già alla perfezione il Medioevo ed i Templari, ma scrivere un romanzo storico senza le basi storiche pone sfide entusiasmanti, anche perché la Seconda Guerra Mondiale è molto ben documentata, quindi ho dovuto fare molta attenzione a come far muovere Klara e Johannes rimanendo fedele ai fatti storici.
Kara e Johannes come sono nati?
Sono esistiti sin da subito. La visione che ha ispirato il romanzo li includeva entrambi, e li includeva anche la domanda a cui ho accennato prima. Sono due personaggi difficili, e scrivere il romanzo è stato una sfida anche emotiva perché dovevo stare nella testa di entrambi. Una sorta di metodo Stanislavskij! E non è stato facile. Sono controversi, le cose che vivono sono controverse, e sono due personaggi a cui mi sono molto affezionato.

Quanto è vero? Quanto romanzato?

Mi piace la storia, e non oserei mai cercare di manipolarla per adattarla alle mie necessità narrative: Klara e Johannes sono entrambi personaggi romanzati, ma incarnano entrambi la verità di ciò che ha vissuto il popolo ebraico (Klara) e di quella che era la vita dei nazisti (Johannes).
Inoltre non mi sono risparmiato nelle parti più crude del libro, pur sapendo che a molti possono non piacere certe scelte. Ma se qualche lettore leggesse quest’intervista, sappia che la verità di quanto accadeva nei campi e durante la Guerra è molto più atroce di qualsiasi idea io possa aver messo nero su bianco.
Riguardo all’accuratezza storica in generale, mi piace pensare di essere riuscito ad innestare la storia nella Storia, e non vedo l’ora di sapere cosa ne pensano i lettori.

Sognatori speriamo che vi abbia stimolato la vostra curiosità!
Non perdetevi le altre interessantissime tappe legate alla scoperta di questo romanzo!

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Scopriamo l’autore…

Sebastian_01-1-896x1024Sebastian Hidalgo nasce in Venezuela nel 1995, ma nel 2005 la sua famiglia è costretta trasferirsi in Italia per scappare dalla persecuzione politica del regime di Hugo Chavez.
Nel 2010 scrive il suo primo romanzo, Phree Massen – I Figli della Luce, che pubblica nel 2012 e che presenta quello stesso anno nel programma “Time House – Il Tempo della Scienza”, condotto da Alessandro Cecchi Paone su TGcom24, Mediaset.
Nel 2017 si laurea in Studi Internazionali all’Università degli Studi di Trento, è membro attivo del Grande Oriente d’Italia ed attualmente si dedica all’attività di scrittura.

Aquila Ebrea è il suo terzo romanzo, edito dalla WritersEditor.

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