RECENSIONE: End of the road Bar – parte seconda di Daniele Batella

Cari sognatori, ritorniamo nel famoso bar del romanzo di Daniele Batella!!!

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GENERE: narrativa, contemporaneo
DATA DI USCITA: 19 dicembre 2019

Cartaceo

È la notte più lunga che l’End of the road bar abbia mai avuto. Sette sconosciuti, condotti lì da un’invisibile volontà, raccontano le loro vite a Penny, la glaciale e misteriosa cameriera pronta a raccogliere le loro confessioni tra un drink e l’altro. E così, ora che i primi quattro clienti hanno messo a nudo le loro esistenze, è giunto il turno degli ultimi tre. Un rocambolesco viaggio tra le bianche cupole di Roma, le guglie sferzate dal vento di Norwich, le caleidoscopiche vie di New Orleans e le infinite lande ghiacciate dell’Antartide. Segreti, amori inconfessabili e crimini efferati si susseguono in un complesso arazzo che inizia a concedere le sue risposte alla più grande domanda dei sette. Cosa ci fanno veramente lì? Alla fine l’alba giungerà come una luce rivelatrice; i segreti verranno svelati, il misterioso filo che attraversa le vite dei sette verrà finalmente dipanato e Penny mostrerà il suo vero volto, gettando una fosca luce sul loro destino finale.

RECENSIONE: End of the road Bar – parte prima

Nella prima parte eravamo rimasti ai sette avventori che, bloccati da una misteriosa tempesta, passano la serata all’End Of The Road Bar.

Se in un primo momento la situazione appare opprimente, dato il disagio che ognuno prova nei confronti di se stesso e degli altri, dall’altra abbiamo la nostra Penny che, con questo misterioso modo di preparare i cocktail, riesce a rilassarli e a farli sentire a proprio agio, arrivando addirittura al punto di renderli immuni a quella corazza che ognuno di loro si è costruito attorno non solo per proteggersi dall’esterno ma anche per custodire segreti che hanno stravolto le loro intere vite.

Se nel primo libro ci hanno narrato del loro vissuto la Signora Hiroe, donna asiatica avanti con l’età; i due ballerini della nave da crociera, David e Lana, dai caratteri opposti; l’esuberante Elsa… nel secondo l’uso della parola passa a Zack, un uomo dal passato opprimente e con un forte credo, insieme alla moglie Elizabeth, facente parte di una confraternita che ha lo scopo di recuperare reliquie sacre in tutto il mondo e tenerle al sicuro. Infine Sean, un ragazzo che già da piccolo dava prova di avere una buona dialettica e carisma.

Tutti loro, nessuno escluso, hanno giocato a carte scoperte mostrando tutti i punti deboli, le vergogne, i peccati e i rimorsi che si erano portati dietro fino a quel momento, senza giudicare o essere giudicati.
Tra un sorso e l’altro, gli sguardi ed i vari racconti delle proprie vite, i nostri sette clienti, insieme a Penny capiranno, a poco a poco, di non essersi trovati lì per caso e che, per chissà quale motivo, sembra che le loro vite siano collegate tra loro.
Poi arriverà Penny che ci spiegherà il perché dell’esistenza dell’End Of The Road Bar, della misteriosa tempesta, dell’incontro dei sette personaggi e della loro esistenza.
Lì sveleremo l’ultima carta che chiuderà il tutto.

Se il primo volume l’ho letto tutto d’un fiato, il secondo non è stato da meno.
La lettura, come nel precedente, l’ho trovata fluente ed il linguaggio chiaro e semplice, la descrizione di luoghi e personaggi esaustiva al punto giusto.
Anche qui vengono ripresi temi come l’omosessualità, il tradimento, l’inganno e la violenza sia fisica che psicologica e vengono portati all’estremo con avvenimenti, o atteggiamenti, che hanno quasi dell’assurdo.

Se nel primo volume, in ogni loro forma, mi avevano colpito i primi quattro personaggi, nel secondo non ho trovato modo di pensare il contrario.
Partendo dalla vita di Zaccaria (già il nome è una garanzia), il libro non può che iniziare nel migliore dei modi. Questa povera anima abbandonata, già in tenera età dalla protezione dell’Onnipotente vive un’infanzia di morbosità religiosa, voluta dalla madre (che a me, nemmeno altre sette vite basterebbero per ricevere la stessa quantità religiosa).

Poi arriva Sean, con tutto il suo charme e la sua dialettica che ci racconta della sua vita, così piena di soddisfazioni, che pensi “allora ce n’è uno normale”, e invece no.
Mi ha poco interessato l’esistenza di Elisabeth perché forse è l’unica tra i sette a non avere uno scheletro nell’armadio.

Nel complesso ho trovato comunque la duologia molto bella. Poi l’idea di raccontare le trame tramite sette arcani maggiori, l’ho trovata a dir poco affascinante dal momento che le carte, qualsiasi esse siano, le ho trovate sempre affascinati.
Adesso vi chiedo gentilmente di sedervi, bervi il vostro drink preferito e leggervi l’arcano che più vi appartiene. Sappiate però che le carte si legano tra di loro.
A vostra discrezione. 😉

Cristal (Recensionista Sognare).


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