RECENSIONE: Santiago di Giuseppe “Leo” Leonelli

Cari sognatori, entriamo in un viaggio non solo religioso, ma in questo caso anche introspettivo e profondo attraverso il romanzo di Giuseppe “Leo” Leonelli!

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GENERE: narrativa, contemporaneo
DATA DI USCITA: 31 ottobre 2017

Cartaceo

Lo chiamano il cammino del Nord. Ottocentocinquanta chilometri disseminati di albergue, frecce gialle, conchas e mojones, rifugi per pellegrini e segnali che da secoli guidano milioni di persone da tutto il mondo, tappa dopo tappa, ai piedi della Cattedrale di Plaza del Obradoiro a Santiago. Ottocentocinquanta chilometri percorsi dai più interamente a piedi. Zaino in spalla.

Il romanzo di un viaggio straordinario sul cammino di Santiago, fra coincidenze e amicizie, paesaggi suggestivi e incontri inaspettati. Con un emozionante finale a sorpresa.

Santiago

Molto spesso paragono la lettura dei romanzi a dei viaggi della mente alla scoperta di altro di sé da conoscere, da immedesimarsi o come spunto di riflessione. Viaggi in luoghi diversi, con culture diverse o semplicemente con un approccio alla vita diverso dal mio che mi spinge a rivedere o addirittura a ribaltare preconcetti che ho sulle cose. Quando mi hanno proposto di leggere questo romanzo mi aspettavo un percorso religioso particolare e invece è stato un viaggio nell’umanità di ognuno di noi, nelle nostre fragilità nel prendere coscienza di quei muri che noi stessi innalziamo ed in cui tanto amiamo rifugiarci.

Un cammino come quello di Santiago ti mette inevitabilmente a nudo ed esce ogni nervo scoperto della propria anima, ma allo stesso tempo si scopre una versione di noi stessi infinitamente migliore di quella che ha iniziato quel percorso.

Antonio è un uomo asettico che ha vissuto tutta la sua vita col freno tirato per non soffrire. Ha una compagna Marina, un cane e la sua passione per la pittura di cui ne ha fatto un lavoro. E’ solo al mondo da quando i suoi genitori adottivi sono morti. La sua vita va in pezzi quando Marina lo lascia.
Quando muore anche il cane Tiago seppellendolo trova una conchiglia simbolo del cammino di Santiago e si fa strada dentro di lui, che non ha più nulla da perdere, l’esigenza di partire scegliendo il Cammino del nord che è il meno battuto dai pellegrini.

“Mi trovo in un luogo sconosciuto dove nessuno può condividere le inquietudini che porto dentro ma per la prima volta nella vita mi sento pronto. Pronto per partire.”

Inizia il suo diario quotidiano di queste tappe del pellegrinaggio anche se lui pellegrino in fondo non si sente… Non sa perché sta camminando da solo in quest’avventura, lui che ha paura perfino di se stesso chiuso a tutto e a tutti.

“Scuoto la testa, la stringo forte a me, mi lascio andare e piango, senza nessun freno inibitore. Tutte le lacrime che ho trattenuto dal giorno in cui Marina se n’è andata escono ora. Piango. Piango perché mi dispiace non aver conosciuto i miei genitori biologici. Piango per le due persone che mi hanno adottato e che ho perso. Piango perché non sono stato capace di costruire legami sinceri. Piango perché nessuno, ora, sta aspettando il mio ritorno. Piango, perché appena aprirò la porta di casa mi sentirò di nuovo solo”

Quello che Antonio non immagina che passo dopo passo a contatto profondo con la natura, nel silenzio assordante dei suoi pensieri qualcosa della sua corazza è destinato a sgretolarsi. Perché il Cammino è fatto anche di volti, d’incontri che segnano nel profondo destinati a te, fosse solo per un giorno o per tutta la tua vita.

Lui che è totalmente solo, lui che non ha mai riflettuto sui grandi temi della vita o chiedendosi le ragioni del suo essere, viene profondamente scosso da parole, occhi, abbracci di un’umanità che ti viene incontro e che ti è data.

“Mi soffermo a pensare con sorpresa a come sia facile conoscere nuove persone e dare vita a un senso di comunità. Uomini e donne mai vista prima, giorno dopo giorno costruiscono un legame d’appartenenza senza alcun vincolo e senza alcuna certezza. Ogni nostro incontro potrebbe essere l’ultimo. Penso. Questa è la dinamica del Camino, e cela in sé anche qualcosa di tragico.”

In particolare molto bella e profonda è l’amicizia con Carlos, un uomo speciale che cammina per una ragione molto profonda e dolorosa, che saggiamente spinge Antonio a guardarsi dentro passo dopo passo.
E poi c’è Elena, il rapporto più sconvolgente di tutto il percorso… quell’empatia così istintiva, così naturale ed intensa tra due anime che s’incontrano e si riconoscono simili, che non si sa dove possa portare.

“«Ho preso una stanza con tre letti in una pensione del centro storico. C’è posto anche per te». Dimmi che il terzo letto è occupato da Elena. Penso. «E l’altra persona chi sarebbe?» «Non c’è nessun’altra persona. Avevano solo quella stanza disponibile. Pensavi ci fosse Elena?» «Si, per un attimo l’ho desiderato». Mi stupisco della mia sincerità. «Lei ti piace». «Sì ma non come pensi tu». «Però si vede, è evidente che tra voi due c’è qualcosa».

Durante il Cammino nasce il bisogno di senso sulle motivazioni del perché s’inizia questo viaggio laddove non sia spinto dalla fede e la scoperta più forte è che ognuno ha il suo cammino…

“Ora sono di nuovo solo. Nonostante Magda, Elena e Carlos, nonostante Victor e Jolanda, Luis, Fernando, Ramon, Fermin, Mauro, Jaques e Francois, nonostante l’uomo della comunità di Ulìa, Padre Ernesto, Frate Renato, nonostante tutti loro, oggi sono di nuovo solo. Come quando sono partito. Penso. In fondo so che non è vero. Anche se non incontrassi più nessuno, ognuna delle persone che ho conosciuto in questi giorni camminerà insieme a me fino a Santiago. “

Questo diario di viaggio passo dopo passo, incontro dopo incontro interrogherà anche voi sul senso della vita oltre ad appassionarvi perché lo vivrete con il nostro Antonio, sarà i vostri occhi nel mondo che si schiude nel suo cammino.

Apprezzo molto il senso di libertà di rispetto e di tolleranza che traspare in queste pagine oltre che di un cammino onesto, veritiero e leale senza alcun pregiudizio o preconcetto. Antonio vive questi giorni intensamente da uomo con tutto se stesso, i suoi limiti le sue fragilità e le sue nuove certezze.

Questo romanzo è scritto davvero bene in modo diretto e fluido ed è ben bilanciato tra le parti descrittive dei percorsi, l’introspezione dei personaggi e la scorrevolezza degli eventi, nonché quella dei rapporti che s’instaurano.

Vi lascio con una riflessione del protagonista che riguarda ognuno di noi…

“Ho iniziato a sentire il vivere come un’occasione che può essere accolta in diversi modi. Si può far finta di nulla, starsene ad aspettare che succeda qualcosa, negare che il presente sia reale. Anzi, si può fare di tutto per distruggerla, la vita, ma al tempo stesso si può fare di tutto per renderle onore. In questi giorni Antonio Baldini sta cercando di vivere senza tirarsi indietro. Sta commettendo errori evitabili, sì, ma quantomeno si sta mettendo in gioco. Da quando sono partito, forse per la prima volta, sto vivendo sapendo di vivere.”

Alla prossima lettura! ❤

Rosanna S. (Recensionista Sognare).


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