RECENSIONE: Chi ha ucciso Euridice? Il mito di Orfeo ed Euridice di Vincenzo Tagliaferri

Cari sognatori, oggi vi presentiamo un libro molto particolare, firmato Vincenzo Tagliaferri!

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GENERE: poesia, poema
DATA DI USCITA: 10 luglio 2018

Ebook / Cartaceo

Una delle storie d’amore più struggenti di sempre raccontata in rima. Orfeo, il mitico cantore che incantava qualsiasi creatura con la potenza della sua musica, sfiderà con essa il regno dei morti “infettandolo di vita”.
Tutto ciò per riportare alla luce la sua amata Euridice.
Un viaggio dunque nell’ignoto delle proprie emozioni e delle proprie paure.
Ma poi cosa accadde?
Perché ti voltasti oh prode Orfeo?

Un’opera di forte impatto, l’uso della prosa e poesia in maniera corrente a comprensione ampia e semplificata apre le porte al lettore ad una storia, un canto, un’epopea forte ed intensa ove Orfeo ne è il cardine.

Non è una cosa che si decide,
non è una colpa amare, si dice,
è una questione di soave o avverso accadimento
e non si può sfuggire a quel dolce tormento.

Attraverso questo scritto Vincenzo ci rende partecipi dell’amore di Orfeo per Euridice. Narra di u’amore che volge in tragedia e quanto forti di esso nel cuore ci si può spingere per riavere indietro ciò che il fato funesto ci ha negato; or dunque ci accingiamo ad un viaggio ben oltre il reale ove Dante ne ha decantato il percorso per la sua Beatrice, ma ben diverso in realtà è ciò che ci si palesa.

Orfeo era un “cantastorie”, ove con la sua lira suonava e cantava, assoggettato alle sue parole ricche di emozioni e verità, tutto ciò che lo circondava. Chi non conosceva il suo nome, chi non ne perdeva un canto, chi non si questuava l’animo a fronte delle sue narrazioni e al suono maestoso di voce e melodia. Nessuno ne rimaneva immune e fu proprio tra le verdeggianti, maestose fronde di un boschetto di querce che lì ivi fu a rimanere estasiato. Tra le ninfe che vi abitavano e festeggiavano, una sopra a tutte era un incanto, o qual dea la poteva mai eguagliare quando Euridice era la più bella, con i suoi occhi ti colpiva e scrutava, con suo sorriso ti penetrava, con la sua grazia ti assoggettava. L’amore sbocciò e irruppe tra i due, nulla esisteva più se non l’uno per l’altro, Orfeo ne decantava in versi di tal forte sentimento, Euridice ne elogiava e adorava il suo amato, ma….

Fu un lungo e dolce bacio,
intenso, appassionato,
dato senza fretta, adagio,
lentamente assaporato.

Perché l’amore va gustato piano
in ogni suo tenero e ardente istante,
perché è questo che alimenta l’animo umano,
scintilla divina nella titanica cenere fumante.

Fin dal principio si pone ai nostri occhi il concetto di Tragedia Greca come gli epici cantici e storie ivi coinvolti, le gesta di uomini e Dei, ecco che dunque il beffardo destino gioca il fattore scatenante, portando a scelte ardue per porre fine al misfatto… ove qui è  la prematura morte di Euridice porta Orfeo alla disperazione. I suoi canti urlano di dolore, non più quiete e dolcezza ma lacrime e gelo.

Chi alle sue parole non piangerebbe… chi non perderebbe il senno…. Ma Orfeo forte del suo amore è disposto ben oltre a ciò che è umano per approdare alla porte degli inferi, ove a differenza di Dante di cui la selva ne cela l’inizio, qui in realtà l’entrata sta ai piedi di un vulcano dove troviamo una palude fredda e gelida a dettare la via del principio del viaggio…

Avrebbe preferito vivere nel regno dei morti
che morire in quello dei vivi,
perché i suoi sentimenti per lei eran sì forti
che la sua assenza era fonte di dolori erosivi;

il suo cuore si sarebbe sgretolato nel tempo
come argilla asciutta non cotta,
come sabbia, sotto piovigginoso nembo,
in una eterna dannazione coatta.

Lo scrittore crea non solo una fruibilità di versi e parole, ma include all’interno di essi significati di particolare impatto, andiamo ad intercorrere tra leggende e personaggi mitologici ben noti, non da meno le note a ivi apportate vanno ad arricchire maestosamente l’opera e al contempo ci si scorge l’animo dello scrittore stesso, il porre in visione la sua personale idea del contesto con una riflessione d’impatto e profonda.

L’intera opera è un inno all’amore, perdita, dolore e riscatto, il sentirsi avvolti da tutti questi sentimenti dove in prosa resti ammaliato e sconcertato dalla sua evoluzione, ma di più direi attonito ed ghiacciato sul risultato alla fine del viaggio. Devo dire che ben pone in riflessione l’animo umano ove di contorno il narratore stesso si ritrova a riflettere sul suo significato, un narratore discreto questo è certo, poiché seppure onnipresente non crea attrito alla lettura… per l’appunto narra, ma anche passatemi il termine “lancia dei sassolini” di riflessione.

Per quel che mi riguarda io sono un morto,
un morto che cammina, un morto che respira,
in un’agonia che più non sopporto.

Ritorno a dire che è un’opera notevole a mio giudizio, che mette la poesia, il poema e la prosa su un gradino di tutto rispetto e meritata visione, in effetti potrei fare un’analisi di ciò che è il testo stesso, note che assai mi sono scritta, ma che poi giunta al termine del romanzo hanno perso di consistenza a fronte della sua completezza. Ad arricchire maggiormente o meglio a dare un contorno d’eccellenza è l’impaginazione del romanzo, parole come scritte sulla pietra o pergamena antica, ove l’arricchimento grafico di disegni artistici crea un effetto scenografico ed introspettivo di tutto il libro ammaliante e reverente, includendo emozioni ancor più palpabili.

Per concludere prima di sembrare logorroica, non serve amare o no questo genere, non serve poi essere dei professori di analisi di prosa, basta essere lettori, appassionati, amanti dei miti, amanti dei Dei greci delle loro leggende, dei cantici…
Vi piacciono le storie su Polifemo, Zeus, Persefone, Ade… avete letto o conoscete la storia di Eros e Afrodite… beh, se sapete di cosa sto parlando allora questo fa al caso vostro, ma se così non fosse vi posso assicurare che queste pagine meritano molto e che vi apriranno una visione particolare ed entusiasmante sul genere e sull’epoca.

Suona oh grande artista!
Suona la tua lira!
Doma il mostro che s’adira,
che dal suo compito desista!

Suona oh grande artista!
Suona la tua lira!
Suona ciò che più t’ispira,
che la bestia non persista!

Oh Euridice, motore del suo cuore,
motore del suo amore
che caro gli costò.

Sì forte era il suo dolore,
sì forte il suo ardore,
che neanche la morte lo spaventò.

Non posso se non ringraziare Vincenzo Tagliaferro per avermi contattato e proposto questo libro da leggere, per la pazienza portata per leggerne ora la recensione e la mia opinione, non tecnica e un po’ me ne scuso vista l’opera, ma pur sempre veritiera e viva di emozioni che fin dalla prima pagina mi ha trasmesso… mi sono sentita come Orfeo per tutto il viaggio, ove le tue note mi ponevano una tua visione e/o spiegazione dettagliata che ho amato moltissimo. Ecco dissento per il finale lo ammetto, ma pone in effetti in visione la realtà dell’essere umano, ergo di logicità, la comprendo fin troppo e forse è questo che mi pone in discussione. Ammetto che dissento anche se per poi coerenza dei pensieri di Orfeo, non poteva essere altrimenti ma è complicato accettarlo in effetti (mi sento come un cane che si morde la coda al momento), un’empirica logicità che per pensiero personale ti pone a dire “io non farei mai così”, ma credo che al dunque del fulcro sarebbe una mera ipocrisia… contorto, lo so! 😅

Non mi resta che augurarvi una buona lettura vivissima e consigliata, che sì vi impegnerà poco tempo ma so anche che l’amerete come me!

Che si decida dunque,
nella vostra piena saggezza,
se io, Orfeo, dovrò comunque
vivere in una tale amarezza.

Se la giustizia è un’equazione
ditemi quale offesa io abbia mai arrecato,
per cui debba subire questa punizione,
per cui io debba essere dannato;

e ancor più mi chiedo che colpa potesse mai avere lei,
la ninfa più bella e buona dell’intero creato,
che ispirava ed ispira tuttora i versi miei
che ormai parlano solo di un sentimento negato.

Michy (Blogger Sognare).


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