RECENSIONE: The Shining di Stanley Kubrick. Un’analisi del film di Eleonora Della Gatta

Cari sognatori, oggi vi presentiamo non un romanzo, ma un saggio/guida nato dalla penna di Eleonora Della Gatta, edito Little Black Dress!!!

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GENERE: saggio, guida, cinema
DATA DI USCITA: 2 luglio 2020

Ebook / Cartaceo

Cosa lega la pellicola The Shining di Stanley Kubrick a uno dei più noti saggi freudiani sul perturbante?
Può un film, superficialmente catalogabile come di “genere”, essere invece un contenitore di significati ben più complessi e articolati, che spaziano dalla tecnica registica pura ai risvolti psicologici più nascosti e complessi?
In questo testo si cerca di affrontare con metodo un’analisi completa di un film iconico, abbracciando un ventaglio di ipotesi e teorie che ci mostrano The Shining come una delle produzioni più complesse e ricche di retroscena della storia del cinema.

«Odio che mi si chieda di spiegare come funziona il film, che cosa avevo in mente, e così via. […] Spiegarli non ha senso, ha solo un superficiale significato culturale buono per i critici e gli insegnanti che devono guadagnarsi da vivere»
Kubrick

Oggi usciamo dal nostro range con il saggio dedicato all’analisi profonda del film più celebre degli ultimi quarantanni… Shining!
Vi andrò ad argomentare solo alcuni dei punti trattati, poiché l’argomento è vasto ed è giusto che lo scopriate con i vostri occhi.

Essendo una grande amante di questa pellicola non ho potuto non inoltrarmi nelle sue pagine, con forte emozione devo dire ed ansia nello scoprire cosa vi si cela dietro il genio di Kubrick. L’intero volume è diviso in più step dall’analisi psicologica dei personaggi allo stesso regista, al sistema innovativo per l’epoca di produzione, le similitudini ed agganci storici, fantastici, fiabeschi, mitologici di ben lampante collegamento alle scene, per poi toccare non da meno nota, le ultime uscite legate alla pellicola, ma andiamo con ordine.

«L’obiettivo fondamentale del fantastico non è cercare di spiegare o trovare spiegazioni chiare per quello che succede, bensì produrre mistero».
Kubrick

Chi non conosce questo film, celebre negli anni per non cadere mai nella banalità, esso infatti è una pietra miliare cinematografica che ha reso non poco celebre lo stesso regista. Kubrick infatti dopo l’uscita della pellicola verrà definito il genio e pioniere di una nuova forma di horror diversa dai soliti canoni, dove pone lo spettatore in costante tensione attraverso scene di impatto visivo e psicologico forte accompagnati da una base sonora che crea un’atmosfera da brivido costante. Lui infatti lavora proprio sull’inconscio dello stesso spettatore non lasciando mai intuire l’evolversi della storia, dove tu inerme resti rapito da un’evoluzione delirante e distruttiva.

Nel corso della lettura ed analisi di ciò che è la mente lavorativa di Kubrick nel strutturare il film, diventano cardini di comprensione gli stralci di analisi di personaggi di forte impatto, che non solo si basano su una visione loro introspettiva del film, ma pur come i personaggi, la scenografia ed il celato significativo di scene ed espressioni facciali, pongono e puntano sull’approfondire lo stesso Kubrick. Infatti essi fanno un introspettivo sullo stesso sia come regista, che al contempo mentale facendo man mano svelare il suo genio ai lettori, ma anche porre insidie sull’interpretazione di questa sua genialità. Ciò che più mi ha colpito è la forte analogia di pensiero di Freud, dove con il suo trattato “Il Perturbante”, accerta quanto il regista si sia basato su di esso nella struttura psicologica della paura.

…Shining è un viaggio nella psiche e il labirinto è il suo centro: tutto sembra uguale, geometrico e ordinato, ma in realtà non si sa mai bene dove ci si trova e che cosa e quando succede.
Al tempo stesso è il luogo di un viaggio in cui nulla cambia.
G. Cremonini, Stanley Kubrick – Shining

Infatti cito le parole di Kubrick steso sul Il Perturbante: “Il massimo discorso fatto dalla cultura occidentale sul tema della paura”.
Ma cosa tratta esattamente questo saggio di Freud… esso attesta un ribaltamento di ciò che è conosciuto e dona tranquillità e stabilità, dove Kubrick sfrutta appieno proprio ciò in tutta la pellicola, esempi più semplici: il confort dell’hotel che da un senso di protezione si trasforma in un incubo, un padre che diventa un diavolo, un labirinto divertente che diventa una prigione, ma ancora più cardine di tutto e lo si può notare dal principio, cosa che pone ancora più in soggezione il lettore, che non è il buio a portare i mostri ma bensì il contrario. Infatti lo stesso Danny viene definito con una Luccicanza, che è proprio ciò di cui si nutre l’Overlook Hotel, inoltre viene anche posto il significato intrinseco della parola stessa che ha due terminologie diverse, dove il doppio è un cardine della pellicola a più mandate.

Come detto non mancano poi l’analisi dei personaggi, un introspettivo psicologico profondo dato non solo dai gesti e le parole, ma soprattutto dalla mimica facciale, cosa che Kubrick sfrutta appieno con delle inquadrature, dove si vede la trasformazione mentale e mimica dei suddetti. Per creare queste scene ha usato una tecnica e una camera particolare che non portasse a tagli bensì una scena continua, la scrittrice spiega abilmente il tutto che per gli amanti di questo settore ne saranno molto entusiasti.

«Il perturbante nasce da ciò che è stato superato o rimosso e che invece riemerge per prendere contatto con noi e le nostre ormai assodate convinzioni.»
Questo principio, come ci ricorda anche Kubrick, può operare sia nell’arte che nella vita quotidiana.
Ed ecco che il regista continua a perturbare lo spettatore non solo attraverso lo svolgimento narrativo, ma anche grazie alla sua sapienza tecnica, attraverso inquadrature calibrate al millimetro e un montaggio cervellotico che pone attenzione al minimo particolare.
S. Freud, Il perturbante

Lungo le sue pagine vengono spiegati e spaziato abilmente molti argomenti che danno al lettore la capacità di riflettere con la sua mente attraverso la rimembranza delle scene, ciò può portare a concordare o dissentire da esse logicamente poiché la pellicola assoggetta e da impatto diversificato ad ognuno di noi. Non da meno le opinioni poste sono importanti a mio parere, ho trovato veramente particolare l’affinità con il saggio di Freud, non da meno mi ha fatto vedere tutto in chiave nuova tanto che mi ha spinto a riguardarmelo e fare attenzione a certi punti citati e l’effetto è stato stravolgente, forse non sembra ma certe cose si tende a baipassarle, concordo appieno con quelle che sono poste come affinità e/o similitudini di ispirazione tratte dal contesto favolistico e mitologico a cui io stessa vi avevo posto riflessione.

L’ultimo punto su cui vorrei soffermarmi è quello che più mi ha scioccato per certi versi, tanto da voler verificare io stessa andando a visionare le pellicole. La scrittrice infatti ci parla di due collegamenti a questo film, uno è un documentario e l’altro è un film uscito di recente.

È interessante come sia possibile valutare l’opera di Kubrick in momenti diversi, con sistemi di valutazione differenti e sulla base di nuove esperienze, e trarre conclusioni diverse.
Qual è il suo messaggio?
L’uomo è in costante conflitto con il suo ambiente, sociale o politico, è in conflitto con i suoi simili, più spesso con se stesso.
P. Duncan, Tutti i film di Stanley Kubrick

ROOM 237: Il documentario di notevole durata è un susseguirsi di analisi e possibili scenari nascosti all’interno del film dove tra scene ed interviste a critici e non, ciò che più balza all’occhio è un voler vedere un urlo di richiamo a particolari avvenimenti storici. Quello che più mi ha lasciato interdetta sono proprio le opinioni dei “complottisti” che rimarcano a loro parere dei collegamenti al genocidio degli indiani, l’Olocausto fino ad arrivare allo stesso Apollo 11, teorie che ammetto interessanti ma che al contempo nonostante i loro darne riferimenti sembrano a mio parere un po’ forzati.

DOCTOR SLEEP: Questa pellicola è posta come un seguito avanti negli anni di Shining.
Da spettatrice il film pone molti elementi ricorrenti, lo scenografo ed il produttore di base tendono a riprodurre la suspense audio creata da Kubrick, al tempo stesso ci porta avanti negli anni ad un Danny adulto ma segnato. Infatti ciò che rimarca è il fattore cannibalismo dato dagli esseri antichi portandoci poi fino ai “fantasmi” di Shining che se pur distanti non demordono alla Luminescenza di Dan. Inoltre comporta pure una scala “gerarchica” su questi mostri, sul concetto fame cardine indiscusso, il fattore del perpetuo ed infinito assoggettato all’hotel. Più marcato a mio parere anche il collegamento al romanzo Pet Semanthary dove la gatta è un forte cardine e al contempo si ricollega alla realtà degli egizi dove il felino è il guardiano del passaggio.
Se notiamo per chi conosce a fondo il film Shining è un tema ricorrente poiché l’hotel era sopra ad un cimitero indiano e di contrapposizione la stessa opera di Pet Semanthary nasce dal suddetto presupposto.
Un forte ricollocamento è il battito del cuore che serve a creare suspense, lo si capisce bene quanto abbiano voluto ricalcare ed emulare Kubrick di cui però al contempo e qui concordo con la scrittrice non risulta alla stessa altezza, anzi per certi versi lascia più buchi neri anche se seguendo questo saggio introspettivo rimarca il concetto dell’infinito.

Infatti proprio alle prime pagine dove si analizza la scena finale di Jack nella foto della festa del 4 Luglio del 1921 si attesta la tesi che lui sia ritornato all’Overlook Hotel, come se fosse già nel suo passato e quindi un chiudere un cerchio, un destino già scritto, questo a mio parere da spettatrice lo si ritrova anche nella pellicola di Doctor Sleep.

«Io penso che il film sia ottimo ma allo stesso tempo mi sembrava lecito volere di più.
Capita che Kubrick tratti il soggetto qua e là in modo piuttosto lezioso. […]
È l’errore di base di Shining; si tratta di un film fatto da una persona che pensa troppo»
Stephen King

Concludo la mia recensione consigliando la lettura, dove la bravura della scrittrice con ricerche ed estratti fa comprendere appieno la pellicola ed inoltre il suo pensiero. Una lettura piacevole di cui vi ho argomentato solo alcuni punti, stimolante ed interessante che non ti fa pensare di leggere un saggio, anzi stimola e apre la tua mente. Alla fine è un elogio alla grande mente di Kubrick, intramontabile come il suo capolavoro.

Michy (Blogger Sognare).


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