RECENSIONE: Il sussurro di un fiordaliso di Amélie

Cari sognatori, eccoci con il nuovo romanzo di Amélie!!!

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SERIE: dilogia, vol.2
GENERE: romantic suspense romance
DATA DI USCITA: 22 luglio 2020

Ebook / Cartaceo

«Dovevi essere il mio rifugio, dottor Taylor, e invece hai demolito ogni mio riparo».
Lucan è impassibile, inflessibile e imperscrutabile. Silenzioso come la tomba nella quale presto mi seppellirà. Distaccato come se non ci fossimo mai conosciuti. La sua bellezza ha perso il proprio calore, diventando algida e ostile. Lucan è un campo di fiordalisi che si è seccato per via della calura estiva. Non è più il mio Lucan. È l’uomo che appartiene a sua moglie.
«Dovevi essere la mia corazza e invece hai fatto a pezzi la mia armatura. Dovevi essere il mio porto sicuro, ma hai affondato tutte le navi della mia flotta, impedendomi di raggiungerlo. Dovevi essere il ramo a cui aggrapparmi quando mi sentivo mancare la terra sotto i piedi, e invece hai raso al suolo ogni albero sul mio cammino. Dovevi essere la riva verso cui nuotare quando la mia vita si trasformava in un mare in tempesta, e invece mi hai spinto così al largo che la mia unica possibilità è annegare. Mi hai promesso tutto questo, eppure me l’hai portato via ancor prima che diventasse veramente mio. Dimmi, dottore. Sei contento adesso? Sei soddisfatto del tuo risultato?».
«Certo che sono contento, Jaelle. Non completo mai un lavoro se non mi soddisfa pienamente. Il fatto che oggi abbia deciso di completare questo – mi squadra dalla testa ai piedi, freddo e calcolatore – significa che sono soddisfatto del risultato».

Il sussurro di un fiordaliso è il secondo volume di una dilogia e conclude la storia di Jaelle e Lucan. L’amore trionferà sull’odio, oppure soccomberà definitivamente a esso?

RECENSIONE: Il rumore di una foglia d’Acero (vol.1)

L’attesa per queste pagine è stata un supplizio… li abbandona in quel campo di fiordalisi ad attendere la sentenza finale pregando per la salvezza, cercando in quel volto di pietra un barlume di emozione, pentimento e amore… quel sentimento che tanto ha fatto battere il mio cuore nel primo volume, per poi bruciare tra le fiamme dell’odio e vendetta. Ma Amélie come sempre ha previsto tutto e qui ora il gioco del destino prende una nuova piega inaspettata, incoerente, ignobile, dove le beffe giocano a rimpallo con le colpe, soggiogando la mente, annichilendo gli animi, lacerando la carne, calpestando il cuore…

Amélie come sempre sa come “raggirarti” per così dire, tanto che non manca il suo giocare con la mente del lettore anche qui (per me ci ha preso gusto! 😅 ). Qui in questa pagine non vi è gioia, né redenzione, bensì tutto è buio, paura e smarrimento. Ci riporta lì in quel giardino che ha visto la creazione di qualcosa di magico ed intenso, per trasformarlo in orrore quando quell’ultima foglia d’Acero cade a terra, il cerchio si chiude, la sentenza è decretata, tutto ormai è perduto… quando poi all’improvviso una figura irrompe cambiando le regole del gioco, mutando gli aguzzini in prede, ma anche le prede in aguzzini. È un’arma a doppio taglio, un gioco a senso unico dove il franare di tutto è incessante, la fiducia non esiste, gli eventi si susseguono come il mare in tempesta che minaccia di soverchiarti e farti soccombere sotto il peso delle verità celate che colpiscono come una lama affilata tagliando pezzo dopo pezzo tutto il tuo essere.

Devo dire che in queste pagine apre non solo i suoi personaggi, ma ben più la loro psiche contorta, malata, bipolare, manipolatrice e perché no per non farci mancare nulla il disturbo borderline, unito a depressione, disperazione ed ossessione che messi tutti insieme portano il lettore sconvolto, non riuscendo più a comprendere chi esattamente sia il sano di mente (lo dico in senso buono). Ha strutturato il tutto in maniera così contorta, complessa, limpida ed entusiasmante, che tu pagina dopo pagina ne pendi letteralmente perdendo tu stesso il senno con elucubrazioni mentali a volte incoerenti.

Amélie ha voluto portare ad un rovesciare della medaglia ma al contempo ad una prigione senza via di uscita, poiché è proprio la stessa Jaelle che lungo il tumulto degli eventi si trova costretta in essa, da un lato fatta di muri volti a proteggerla, dall’altro quello della sua mente provata dal dolore di Lucan e per il suo ordito inganno… ma anche in battaglie con il suo cuore ed il suo corpo che vivono di vita propria desiderando il mostro. Jaelle qui la troviamo per certi versi più bambina, che come uno stelo spezzato avvizzisce, ma al contempo non perisce infatti in lei la fiamma della sua forte tempra, seppur a tratti sembra sparire in realtà perdura, per quanto la grande depressione che gli eventi portano la fanno sembrare più un seguire obbligato, ma sotto sotto la sua fiamma di ribellione non accenna a spegnersi. Infatti seppure per certi versi può sembrare aver perso il senno, in realtà è solo un ritemprare la sua forza di cui nulla porta mai ad intaccare il suo cuore puro e sincero.

Lucan… beh, diciamo che mi ha spiazzato lasciandomi senza parole, non c’è esattamente un modo equo per giudicarlo poiché se segui la logica lo giudicheresti in un modo, con il cuore in un’altro, con le azioni un’altro ancora (come vedete si perde il senno). Lui è granitico, una maschera dietro un’altra maschera e così all’infinito… forse “sta a voi giudicarlo”, per me l’ho trovato ambivalente, poiché se da un lato l’odio per lui cresceva, al contempo mi faceva pena in quella lotta testa ed anima memore dell’amore provato per lui nel primo volume, al contempo non tutto è perdonabile. Diciamo che si rimarca la sua mente eccelsa, l’abile manipolatore non perde smalto eppure sotto vi si legge un qualcosa perduto nel tempo, di cui lui stesso non ne conosce nome, non ne comprende il significato e ciò lo porterà all’estremo di se stesso ed oltre. Credo che sia il personaggio più contorto che la scrittrice abbia mai creato in verità e capirlo appieno non è possibile se non è lui a volerlo.

Inoltre non manca di farci approdare in altri parametri della psiche umana dove Monica e Ian sono un lampante esempio delle menti deviate soggette al passato.
Monica una donna che forse a mio parere si è negata un desiderio primordiale la cui poi apparsa l’ha scombussolata, portandola poi alla perdita di se stessa e del senno.
Ian è ben più complesso e per certi versi, è un urlo disperato di un bambino indesiderato, piegato da una vita in cui ciò che doveva essere un porto di salvezza si è trasformato in un inferno, di cui alla fin dei conti è dovuto ad un’inadempienza di controllo dalla società stessa. Diciamo che è un mio pensiero ma la scrittrice con questo personaggio ha voluto farci balzare agli occhi una verità celata, dove con una più accuratezza di controllo ed interesse forse era inevitabile tale declino. Non da meno parla del disagio sociale e dell’abbandono, la solitudine che offusca la mente portandoti a un attaccamento morboso ed insensato a chi per te idealizzi come tua ancora/vittima, e la negazione di tale sentimento da essa porta agli estremi umani di coerenza e morale.

Era un presupposto del primo volume ma di cui qui ne da ampia conferma il peso delle colpe e delle scelte e l’accettazione di esse, accettare la vita per come è, viverla, star male, morire dentro ma poi aver la forza di andare avanti a testa alta… in verità sappiamo tutti che non è così semplice e qui all’estremo o non poiché non toglie poi a mio parere la realtà celata in ognuno di noi, preferiamo come si dice “fare lo scarica barile”, colpevolizzare gli altri per ciò che o il destino o le nostre scelte hanno portato a ciò, lavarsi le mani asserendoci innocenti quando in verità se vogliamo esser sinceri con noi stessi la conosciamo. Eppure nulla toglie dal perpetrare il nostro cammino fatto di giudizio e colpevolezze, in alto dal nostro piedistallo seppur capita a noi la medesima sorte effimera di chi giudichiamo, siamo pronti ad “arrampicarci sugli specchi” pur di sottolineare differenze inesistenti.

Sono pagine che sottolineano la vastità dell’animo umano fatto di amore e odio, che sgretola e riplasma senza fine il nostro cuore, ma anche di perdono, una parola poco usata che non da meno poco si concede poiché quando il dolore è così grande che ti acceca non vedi nulla a parte quello, e la vendetta verso coloro che ti circondano. In questo secondo ed ultimo capitolo di questa dilogia non esiste scampo ,né per voi stessi né per i personaggi, ma ciò non toglie che io li ho adorati nella loro complessità fatta di mutabilità, anche nell’aberrazione, nel palesarsi del mostro, nel vedere sentimenti incoerenti e inconcepibili, io l’ho fatto mio come l’essenza di me stessa e seppur in parte lo ammetto mi discosti da certe scelte con la testa, con il cuore non posso che esultare.

Il destino è infimo, le persone maligne,
la mente soggiogabile, il cuore traditore.
La luce si spegne e l’oscurità regna.
L’anima piange e si dispera,
il cuore si aggrappa e spera.
Eppur nel mezzo della battaglia la verità si cela
O mio Bocciolo di Rosa aprì i tuoi occhi e guardami
O tu Fiordaliso illumina il mio cammino
O tu destino dammi la salvezza o toglimi il respiro per l’eternità.

Michy (Blogger Sognare).


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