REVIEW PARTY: Gli orologi del diavolo di Gianfranco Franciosi con Federico Ruffo

Cari sognatori, oggi vi presentiamo il libro denuncia contro lo Stato di Gianfranco Franciosi, edito Rizzoli!!!

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GENERE: autobiografia, contemporaneo
DATA DI USCITA: 27 ottobre 2020

Ebook / Cartaceo
EDIZIONE 2020

Gennaio 2005.

Gianfranco Franciosi, per tutti Gianni, ha venticinque anni e un talento innato come meccanico navale. A Bocca di Magra lo conoscono tutti, le sue giornate trascorrono tra casa, cantiere e il ristorante di famiglia dove passa per litigare con il padre. Un giorno riceve una strana visita: due clienti offrono un anticipo da cinquantamila euro in contanti per un gommone velocissimo, con doppio fondo ed equipaggiato con radar e GPS. Gianni si insospettisce, va alla polizia e accetta di aiutare gli investigatori a capirci di più. Sembra una cosa destinata a risolversi in fretta, invece Gianni scivola in un gioco più grande di lui e, con il passare dei mesi, diventa un agente infiltrato a tutti gli effetti. Inizia così la sua seconda vita: quattro anni di viaggi in Sudamerica per trasportare enormi quantità di cocaina, quattro anni di festini con i narcos e di riunioni di emergenza con la polizia, quattro anni di paura. Diventa fratello acquisito del boss spagnolo Aurelio e guadagna una collezione di Rolex (“uno per ogni affare che faremo insieme”) ma al tempo stesso perde tutto: l’amore della sua donna, la famiglia, il lavoro. Persino la libertà, quando finisce in carcere vicino a Marsiglia e ci resta quasi un anno perché bruciare la copertura vorrebbe dire condannarsi a morte. Quando finalmente la polizia conclude il più grande sequestro di droga mai avvenuto in Europa, Gianni è pronto a riprendersi la sua vita, ma Aurelio sfugge all’arresto e vuole vendetta. È l’inizio di un incubo che continua ancora oggi: Gianni deve rinunciare alla sua identità e sparire nel nulla. Gli orologi del diavolo, scritto con il giornalista Federico Ruffo, che per primo ha raccontato la storia di Gianni in una sua inchiesta a Presadiretta, è l’odissea di un uomo usato come esca e poi abbandonato dallo Stato. Ma soprattutto è una vicenda incredibile, tesa ed emozionante come un thriller ma vera dalla prima all’ultima pagina.

Esiste un modo giusto per presentarvi questo libro? Non parliamo di un romanzo qualunque, non di una storia inventata, qui c’è la realtà, la testimonianza di un vissuto vero, fatto di scelte e lotta, di smarrimento e rimpianti, di verità taciute e burocrazia persistente. Un uomo che ha fatto la scelta giusta, non voltarsi dall’altra parte, non fingere di non vedere o sapere, un uomo che ha vissuto anni della sua vita in bilico tra “salvezza” e morte.

Quanto costa fare la cosa giusta?

Fin da bambini ci raccontano dell’uomo nero, di cosa è giusto e sbagliato, ma non ci insegnano quanto dura è la vita… di quanto come una sferzata di vento possa farci vacillare, di come un’onda può distruggere tutto ciò che conosciamo, non esiste questo insegnamento poiché è la vita stessa ad insegnarcelo.  Eppure ci insegnano il giusto e sbagliato…

Gianni (Gianfranco Fraciosi), un uomo come tanti, una vita dedita al lavoro e famiglia, non gli mancano i soldi poiché il suo fiorente cantiere è molto richiesto; è il “mago” delle imbarcazioni, nessuno più di lui può renderle veloci e scattanti, migliorarle, unici gioielli preziosi che ogni cliente si aspetta. Conduce una vita semplice, senza troppi fronzoli, ama i suoi due figli e la compagna con cui per dieci anni ha condiviso la sua vita, certo ha un rapporto lacunoso con il padre, fratelli e sorelle quasi assenti… ma la vita è questa, alti e bassi, come tutti.
Eppure è in una mattina anonima come tante altre che tutto crolla, la verità mai neanche pensata esplode alla tv… telegiornali della mattina, Toltellino è stato ammazzato… le immagini scorrono e quell’uomo dal volto a lui conosciuto, uno dei suoi migliori clienti si rivela essere un malavitoso. Il vento soffia ed è come se un castello di carte crollasse; Gianni non sapendo che fare si reca subito dal suo amico Marco del reparto speciale STO, ma in fondo nulla ha fatto se non il suo lavoro, con tanto di fattura e tasse pagate… La tempesta passa, fin quando due figure si presentano al suo cantiere, un calabrese ed uno spagnolo, nuovi clienti e la loro richiesta è che faccia le stesse modifiche che faceva a un vecchio amico, Toltellino!

A volte basta un’attimo, una sensazione, un brivido lungo la schiena ed il terrore della verità ti prende il cuore. Gianni quel giorno ha fatto una scelta, essere dalla parte dei buoni, andare alla polizia, dal sua amico Marco a raccontargli questo strano fatto, con la paura che nelle viscere lo divora, ma mai si immaginerebbe che questo sarà l’avvio di un calvario…

Queste pagine portano alla luce la vita di Gianni, un infiltrato, un semplice cittadino che dall’oggi al domani si ritrova invischiato, non solo con la mafia, ma con un giro internazionale di droga; da un lato i Colombiani, qui da noi i Napoletani e nel mezzo Aurelio, colui che ci guadagna eccome… lui reduce da suo padre ha ereditato un nome di prestigio in questi affari di milioni, scambi ingegnosi, accordi proficui per smerciare la droga in Europa. Non esiste un no per persone così, non esiste via di scampo quando questi personaggi arrivano a casa tua con una richiesta, ma esiste comunque una scelta…

Non si può se non etichettarlo Eroe… Gianni… un uomo che però ha dovuto subire oltre l’inimmaginabile, una vita vissuta a metà o forse un quarto, poiché quella scelta l’ha condotto ad un “gioco” pericoloso, essere un Infiltrato Italiano. Qui già sento i vostri pensieri alla James Bond, o altri film Hollywoodiani, ma ragazzi sono film, la realtà è ben diversa, fin dal principio!

Resti scioccato, atterrito, arrabbiato, sconvolto da questa verità, da questo uomo che è stato, usato e gettato, siamo franchi, da uno Stato di cui la burocrazia è più infida di un narcotrafficante e non solo quella… Gianni si apre a Federico Ruzzo quando ormai tutto è sfatto, le promesse rinnegate, lui che per la sua patria ha dato anni di vita e non solo, trattato come “carne marcia”, mal visto dai suoi compaesani che lo pensano malavitoso, trattato a pesci in faccia da chi asseriva di ridagli dignità. Rivela le lacune burocratiche di questo nostro stato, l’Italia.

Lui si apre con pensieri ed esperienze… se il primo pensiero è stato diventare Eroe, con il passare degli anni e dei riscontri, in realtà è un reietto, sottoposto ad un trattamento a dir poco ignobile, lui come altri. Qui si apre un vaso di Pandora tra Diritti e Doveri, tra Vita e Sopravvivere, ci vuole forza per dire la verità vera a costo di se stessi, e qui ce lo dimostrano entrambi.

Infatti queste pagine sono scritte a “quattro mani” da Federico che fa da Cicerone nell’introduzione, per poi passare la “parola” a Gianni, la sua vita in quei 9 anni, del pericoloso corso, dei mesi fatti di galera ingiustamente poiché mancava una carta di collaborazione internazionale, della quasi perdita di se stesso in isolamento, della scelta di restarci per salvaguardare a chi lui caro, della vita “vera” fatta di momenti rubati quando doveva fingere di essere chi non è. Un uomo buono che ha dovuto fare la parte del cattivo per anni e poi alla fine essere trattato peggio di un appestato! Federico Ruzzo che fa da sfondo, lascia spazio fino all’oggi di queste pagine, dove egli stesso pone sotto la lente le sue scelte, i suoi peccati, le sue speranze ed il suo epilogo vero.

Sono pagine che portano riflessione, che aprono uno squarcio su quella nebbia fittizia che sempre più spesso ne condiscono le cronache e lo Stato, di quegli argomenti scomodi che sempre cercano di nascondere, delle incompetenze e usa e getta che più fa comodo. La mafia, l’ndrangheta, giri internazionali “Non vendono”, quando si sente nominare Collaboratore di giustizia, si pensa “ecco il solito pentito che vuole vivere sulle nostre spalle”, ma in verità se andiamo a fondo scopriamo persone come Gianni, semplici cittadini che hanno detto No! Hanno fatto la cosa giusta, ma a quale prezzo?! Semplicemente sono degli emarginati, portati alla fame da un Programma di Protezione Testimoni Inefficiente, dove false promesse li fanno affondare sempre più, non hanno una vita vera perché non gli viene permesso, non possono neppure curarsi poiché il nome che gli è stato fornito è finto, non hanno Diritti! Ma un Dovere sì… stare zitti e muti, sopportare i soprusi e se ci sono anche crepare in silenzio.

Questo ci insegna “l’ipocrisia”, dove il giusto diventa sbagliato forse… l’arrivismo, la facciata, la falsità, il giudizio colpiscono e affondano, dove il combattere mio diventa scomodo per altri, dove una vita umana è come una spina nel fianco perché punge. Ci volge gli occhi dove lì fa più male a uno Stato che ci rappresenta, ma che non ascolta… Gianni ci insegna la nostra Integrità Morale, di combattere, non arrendersi, di perdurare.

Oltre non vado, questo Libro Verità/Inchiesta ha talmente tanti argomenti di cui trattare, conoscere che dovete farlo voi, poiché ognuno di voi merita la sua opinione personale da trarre alla fine di un epilogo che nessuno dopo tutto ciò vorrebbe,  poiché tanto è stato dato e poco è tornato.
La mia opinione credo sia chiara e mi prendo ogni responsabilità di ogni parola scritta, ci vuole coraggio per dire la verità e parlare, e forse ci sono riuscita per un decimo grazie a Gianni e Federico, grazie a queste pagine.

Concludo consigliandolo a chi cerca la verità, a chi vuole scoprire e sapere, conoscere la vita di un cittadino come noi che si è sacrificato per anni e ora vive nel baratro dell’incertezza per il domani, dove però non smetterà di lottare per ciò che è giusto e caro alla sua vita. Consiglio anche la visione della puntata di Presa Diretta I Testimoni di Giustizia da cui è venuto a galla questo sistema zoppicante, inoltre nell’intero romanzo ci sono forti cardini datati reali a partire dalla scomparsa di Lea Garofalo. Diciamo che alla fine è un forte romanzo di spessore che segna la storia italiana per la lotta contro l’ndrangheta e lo spaccio internazionale, ma al contempo denuncia un sistema non funzionante correttamente di cui già Falcone ne parlava nel ’90, asserendo che il testimone non può essere spremuto e buttato,  parlando all’epoca di un sistema di protezione dei testimoni efficiente e perfetto nel proteggere coloro coinvolti e le famiglie, cosa che ahimè a distanza di decenni non avviene.

Grazie lo dico a Gianni, a Francesco ed a tutti coloro che hanno fatto la cosa giusta… forse è poco, forse nulla, ma Grazie per la vostra scelta, per la lotta intrapresa, siete Eroi forse non riconosciuti o trattati come tali, ma lo siete, seppur comprendo la magra considerazione. Spero che presto ciò che è giusto sia dato riconosciuto, che questo sistema si evolva e riconosca i suoi errori.

Resto curiosa di vedere la Fiction di questo libro su Rai1 poiché spero che forse se un servizio non basta, le pagine neppure, un verità nuovamente raccontata possa aprire gli occhi e cambiare questo sistema azzoppato, lacunoso, non riconoscente e mal messo.

Michi (Blogger Sognare).


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