RECENSIONE: Orto fascista di Ernesto Masina

Cari sognatori, eccovi il romanzo di Ernesto Masina, edito Gilgamesh Edizioni!!!

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GENERE: narrativa, storico
DATA DI USCITA: 3 luglio 2017

Ebook / Cartaceo

Valle Camonica, 1943.

Con l’occupazione tedesca, anche a Breno i fascisti hanno rialzato la testa. Nel bar Monte Grappa, tra un torneo di briscola e una bevuta, si ordiscono le trame e si ordisce un piccolo attentato, allo scopo di dare una lezione ai quei dannati tedeschi. Non tutto procede per il verso giusto. Persino i collaborazionisti, da don Pompeo alla “Signora Maestra” Lucia, stimata Custode dell’Orto Fascista, vengono coinvolti in una girandola di equivoci. Tra un sidecar che salta in aria e qualche rappresaglia, anche i bambini prendono parte a una singolare tragicommedia che a volte sfiora la pochade.

Queste pagine sono un’impronta, un indelebile segno di un passato a me lontano ma che portano non poco a riflettere, a fermarsi, ad ascoltare i sottintesi nascosti, capire l’animo umano, la situazione, è la vita posta a tratti all’insostenibilità e insofferenza più completa.

L’orto fascista, non è la classica terra che si va a coltivare, esso in realtà è un raccolto di anime di opposti pensieri o fazioni, lì dove la morsa della guerra stringe sempre più il cappio della risoluzione e perdita. Ci troviamo all’alba degli anni in cui manca poco all’arresto di Mussolini, di cui seppur tanti errori ha fatto compreso legarsi a Hitler, in sé celava vero amore per la sua patria, ed ecco che lì dove la morsa della fame e dell’insostenibilità della vita, in quegli anni di povertà completa fece il mandato di costruire un Orto di Guerra per sfamare la popolazione in ogni città. Calcolate che siamo quasi a fine guerra dove tra il ’41 – ’42 ormai sempre malcontento vigeva in Italia per l’evolversi della guerra.

La nostra storia si svolge tra le valli del Breno dove si viveva ormai con poco e nulla, ma dove pure il regime Fascista aveva i suoi contatti, dalla carica più alta nella piccola comunità, a quella più celata e ossequia nel rivelarti i propri peccati, sussurrati in attesa di assoluzione. Queste sono pagine grigie che si tingono di dolore e dubbio, un ricordo di qualcosa che ancora vige nei ricordi di chi all’epoca era bambino. Forti argomenti affronta e tutti con una caratterizzazione forte e marcata da una “coscienza collettiva”.
Ernesto ci porta di fronte a personaggi particolari, che dettati dalle condizioni ma come pure l’ignoranza o l’ingordigia si sono spinti oltre il lecito… Ma in verità ci sarà un lecito giusto?

Se da un lato abbiamo una Maestra la cui arte non è solo insegnare, ma può far fare la “scalata sociale” al marito, dall’altro ci troviamo un parroco, che ben poco cura le sue pecorelle smarrite come deve, anzi come un lupo le osserva, ascolta e poi porta le informazioni di dovere a chi sa ascoltare e punire, tutto non meno al prezzo dei piaceri della carne. Sembrano aberrazioni forse, ma chi può giudicare in verità. Da un certo punto di vista ci presenta lo scotto della vita dove nulla si fa per nulla, dove la rabbia e la libertà urlano nel profondo di un animo in un corpo che trema di paura per il suo domani.

Ma non troviamo solo la conoscenza di anime, ma più ancora il coinvolgimento in un fatto che porterà al declino della stabilità stessa della precaria apparenza, poiché alla caduta del Duce e la firma del Re con quelli che prima erano nemici (con conseguente sua fuga), in questo piccolo passetto si trovano come a fronte di un confine, trattati come nemici dai tedeschi, osservati e monitorati, oppressi sempre di più. Ed è li che nasce il piano della rivalsa, una piccola lezione che gli faccia allentare la presa, ma il destino e le fatalità attendono dietro l’angolo, portando conseguenze assai gravi.

Come ho detto all’inizio è un orto di anime, che vivono alla giornata una vita fatta di stenti e situazioni difficili, quei soldati che tanto odiati nascondono in sé i nostri stessi desideri, lontani dalla loro famiglie, in un’altra patria, si sentono reietti, paesani che si sentono oppressi, timorosi e rabbiosi. Da un certo punto di vista questa storia ha dato a tutti un insegnamento, eppure l’amaro resta per ciò che è stato e fatto, per ciò perduto, per il tributo pagato. L’autore entra non solo all’interno di una piccola comunità, ma ci svela i cardini di una realtà legata fortemente al Cristianesimo, dove le parole del parroco sono legge, ma al contempo di come all’interno della Chiesa stessa vigesse una netta divisione tra gli alleati da l’una o l’altra sponda della trincea. La povertà dove con poco ci si accontenta per forza, si cresceva di stenti e malcontento, ma pure ci si adattava, porta a noi un contesto femminile disperso, ove la donna era servile all’uomo e ai figli, dove il concetto libertino era peccato e non solo. Insomma ci porta proprio a percorre quei passi di grande dolore di una Seconda Guerra Mondiale senza fine che segna in profondità tutti coloro coinvolti, anche i più piccoli ed indifesi che nella loro ignoranza si trovano a giocare con qualcosa più grande di loro stessi.

Poche pagine che lasciano il segno, che fanno riflettere, che fanno capire l’animo umano, la realtà  di ciò che si sapeva e non è l’uguaglianza di tutti, vincitori e vinti, poiché tutti siamo di carne ed ossa con una coscienza che prima o poi presenterà un conto da saldare, ma che forse non tutti con gli orrori vissuti o visti vorrà più continuare.

Molto altro non mi sento di dire, se non consigliarvi di approcciarvi a questo scorcio storico molto profondo, un importante insegnamento che i ragazzi dovrebbero leggere e comprendere, un indelebile segno da non dimenticare e far proprio nel nostro cuore.

Michy (Blogger Sognare).


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