REVIEW PARTY: Caesar di Antonella Prenner

Cari sognatori, viaggiamo nel tempo e ritroviamoci nell’antica Roma attraverso il romanzo di Antonella Prenner, edito Rizzoli!!!

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GENERE: narrativa, storico
DATA DI USCITA: 10 novembre 2020

Ebook / Cartaceo

49 a. C.

Alla luce della luna, una donna dai lunghi capelli sciolti sulle spalle, il viso segnato dal tempo ma intatto nella sua bellezza, tiene tra le mani una lettera. La grafia è quella del suo amante di una vita, Gaio Giulio Cesare, e la voluttà con cui ha vergato il nome di lei, Servilia, è la stessa che a lungo li ha avvinti. Fuori, un vento gelido sferza Roma, vento di tempesta e, forse, presagio di sventura. Varcherà il confine sacro, questo le ha scritto Cesare, il fiume Rubicone che non è concesso oltrepassare armati. Vuol dire una sola cosa: sarà guerra civile, guerra di Romani contro Romani. E il condottiero invincibile, venerato dai suoi legionari, diventerà il primo nemico della Res publica. Servilia lo conosce come nessuno al mondo e sa bene che il ragazzo tutto ossa e sguardo di fuoco, che l’ha conquistata con la sua goffaggine quando era bambina, mai sazio di guerre e di vittorie, di nuovo cerca gloria per sé e grandezza per Roma. E per questo è disposta a seguirlo ancora, come un soldato fedele, mettendo da parte gli affetti familiari e persino la propria reputazione, nelle tappe finali del viaggio di Cesare verso il mito. È attraverso la voce inedita di questa donna volitiva, ambiziosa, a volte sfrontata, che Antonella Prenner ripercorre la vita dell’uomo che ha cambiato il destino di Roma, in bilico tra delirio di onnipotenza, trionfo e tragedia, in un romanzo avvincente e intimo, che intreccia alla grande storia il racconto di un grande amore.

Quanto il cuore di una donna può essere profondo, quanto una devozione assoluta e profonda può tracciare un solco nella storia, lì dove l’astuzia, la sagacia, la scalata ad essere traccia immortale della storia lasciano un segno indelebile, indiscusso, indistruttibile di colui che solo ha portato la gloria di Roma eterna, un dio tra gli uomini dicono alcuni, solo il suo nome è timore e referenza… Galio Giulio Cesare!

Solo una donna può comprendere un’altra donna, qui dove nei tempi di guerra, sangue e fama, ci si accinge a vivere tra ricordi e presente in quei mesi bui, dove il Senato diceva NO, e Cesare chiedeva solo ciò che era giusto. Servilia è il nostro cicerone… lei, il suo soldato più fedele, una matrona che nell’ombra seguiva la sua gloria, la sua Venere, impronta indelebile della sua anima fin da ragazzo, lei che era una regina senza oneri e onori, la devota compagna della notte, del segreto ad occhi altrui, l’amante prediletta di un Re mai compreso.

In queste pagine si tesse e si fonde la trama della storia con la vita di lei, dove la sua mal condotta morale l’ha posta sempre alle malelingue, di cui non se ne cura in parte troppo esalta e forviata dal suo Cesare. Un uomo, che ci appare come un dio indomito, che si innalza oltre alla divina figura come eterno, ma che pure in sé si cela un lato di ombra, follia o bensì grandezza. Si entra in punta di piedi all’apice del crollo, dove la guerra interna è inevitabile, la corruzione dei consoli e senatori è come una mano che strangola la plebe, ma più di tutto una sola testa vorrebbe veder cadere, il condottiero Giulio Cesare. Per chi conosce la storia che anche qui a tratti ritroviamo era un semplice ragazzo umile, uno del popolo che però era dotato di un dono eccelso, quello oratorio. Ma non solo quello, poiché la sua astuzia e mente acuta permisero di farsi conoscere tra la plebe, poi ad arrivare ad essere un soldato fino a comandante di una legione. Ma come ho scritto prima noi ci approcciamo a questo viaggio nella storia quando Cesare è ormai pronto ad “invadere” Roma, sulle sponde del Rubicone attraverso un messaggio apprendiamo come un NO possa cambiare le sorti di un intero impero, qui al tempo della Repubblica celati dietro delle effimere leggi, uomini codardi e avari non vogliono concedere una tregua, una pace a quei soldati e comandanti che di Roma hanno portato alla gloria. 

Quello che più riportano queste pagine sono l’alone di misticismo e paura che si vivevano in quegli anni, tutti portati a noi da una donna che di discutibile morale agli occhi esterni, ci svela la sua forza e le sue fragilità attraverso questo suo amore predestinato, di cui al contempo è un’ossessione, un dolore lancinante che la porterà ad assistere alla guerra finale divelta in due, come un albero colpito da un fulmine. Da un lato il suo cuore Giulio Cesare e dall’altro il suo stesso sangue, Catone suo fratello e il suo stesso figlio Bruto, attraverso i secoli viviamo una storia fatta di attimi e incontri fugaci, di come anni addietro due bambini si siano scontrati per legarsi indissolubilmente, di come una semplice partita di dadi possa portare ad un antagonismo totale, insensato, ma pure la codardia degli uomini come l’arrivismo del potere. Si parla di uomini abili, manipolatori di menti, che si ammantano di bugie per celare i loro veri intenti, e Cesare non è da meno.

Attraverso gli occhi di Servilia apprendiamo la sua mente calcolatrice, di cui ivi vuole innalzare Roma alla storia, si copre di condottiero eccelso, furbo, magnanimo con i nemici, si apre la strada non con la spada e sangue ma solo con la sua nomea gloriosa, ma al contempo cela un gioco di astuzia e specchi, dove Cicerone mente eccelsa dell’epoca a tempo addietro aveva ben compreso la sua indole.
Ed ecco che ci troviamo una Roma divisa in due fazioni, da un lato Cesare esultato dalla plebe poiché astuto sa come ingraziarsela, e dalla parte opposta Pompeo grande condottiero e posto a capo dal senato per contrastarlo. Se ben si guarda è un gioco a rimpiattino fatto di voci e maldicenze tutto per portare il più possibile alleati alle proprie personali legioni. Ma al contempo ben si comprende come il Senato di Roma sia fatto di codardi che al posto di difendere la loro Repubblica fuggono, cardine di questa diatriba è proprio Cicerone che si trova tra due fuochi.

Sono rimasta affascinata e avvinta, mi sono innamorata attraverso gli occhi di Servilia sia dell’uomo come del dio mancato, tradita dal suo operato di amante, dettato dall’essere fuggevole di un fantasma, devota a i suoi ordini, che seppur non moglie, non soldato, ma solo amante si seguivano come ossigeno per vivere, forse sembra patetico, ma io ho compreso questa donna, il suo amore non amore, la sua ossessione di vita al seguito di colui che è sempre stato linfa del suo cuore, lì dove pure i tradimenti e l’invidia per la di lei moglie sfumavano attraverso una carezza, una sua parola. Un uomo benedetto dagli dei stessi, un lettore di anime, che seppur nella sua scalata al successo è stato dotato di magnanimità quanto pugno di ferro. Sono sempre stata affascinata dalla figura di Giulio Cesare, lo ammetto, e qui vi si viene avvolti come il suo stesso mantello nero, per celarsi agli occhi altrui, avvinti dalle sue strategie, dilaniati dal suo operato, eppure sempre devoti anche dopo la morte.

Servilia in sé è una donna di ferro lasciatemelo dire… una donna che sempre con orgoglio ha tenuto testa alta a tutti e a tutto, piegata solo dal suo volere, spezzata a volte nell’animo, ma pur sempre combattiva, arguta, l’unica che veramente conosceva il grande condottiero osannato dal popolo e le legioni. Al contempo è una donna che per tutta la sua vita ha dovuto stare in secondo piano, sia come amante, consorte, moglie, madre… Qui vediamo quanto la figura della donna fosse come un pulviscolo di polvere, semplici ventri procreativi per Roma, come se fossero effimere figure, ma che in verità erano in grado di scuotere la terra e piegare un uomo. Nel caso di lei era ben troppo assoggettata e devota a Cesare stesso, eppure non mancano il suo puntare i piedi, il suo combattere contro il suo stesso amore e devozione, la sua sofferenza fatta di passato e rimpianti, come pure la gelosia. Qual donna non vi è giustamente gelosa a fronte di dover passare per seconda, quando le scelte di un uomo la pongono come dimenticata dinnanzi a chi è più giovane… non manca poi il contesto ampio del carnale, non era nuovo come pure per i Greci, l’unione tra lo stesso sesso e qui resta dubbiosa sulle vicende, se fatto per accomodare alleanze, oppure per vero “amore”, un po’ nebuloso il contesto poiché c’è da averci sia guadagno che goduto. Ma lo stesso è con ciò che contempla le amanti se ben si pondera il tutto, ergo ci si chiede se era vera devozione/amore oppure convenienza, la risposta sta nel leggerlo e tirar le somme ognuno di voi.

Devo dire che la scrittrice è stata forbita ed eccelsa sia nelle descrizioni, come anche ad apportarci le vicende, immagini vivide che nella nostra mente si imprimono indelebilmente, intrise di passione, sotterfugi, enigmi, sangue ed atrocità. Ha messo in stallo il mio cuore di donna, dove le lacrime sono amare per una storia già scritta e che non si può cambiare, ma che pur tanto ti coinvolge, che speri ardentemente in un finale diverso, ma puoi mai cambiare la storia di Giulio Cesare?

Queste pagine parlano di un dio, una devozione, una droga, una prima scelta inconsapevole che macchia di passione e di sangue la vita di molti, lascia tracce indelebili del suo stesso seme, una così vicina che il divario è come una lama per una madre, che negli anni rigetta la verità di cui lui sa e che nel suo ultimo alito di vita proprio il suo stesso sangue ucciderà. È un romanzo così carico di emozioni e verità storiche, che come può non essere forse in parte un passato fatto di due persone e del loro amore celato non fatto poi di momenti come questi, attimi rubati alla storia di Roma, alla sua conquista, alla sua disfatta… chi lo sa. Eppure la scrittrice è riuscita a creare un’unicità maestosa, che la storia avalla per fatti e battaglie, come pure per lei Servilia, amante di Giulio Cesare, padre si dice di Marco Giulio Bruto, colui che lo assassinò nella camera del senato, può quindi essere che le sue ultime parole siano state “Figlio mio”?!

Per chiudere questo mio viaggio, di cui sento già nostalgia, qui si parla di un mondo fatto di Uomini, che tra legami di sangue, potere mettono in scacco la vita di milioni di persone, parliamo di un passato dove era il sangue a dettare il tributo di vittoria, dove i presagi, i sogni, il misticismo mietevano vittime di superstizione e paura, dove il matrimonio era per convenienza e l’amore era fuori tra altre “lenzuola”. Una realtà dove ad un uomo tutto era concesso, ma di cui tu donna dovevi sottostare alle regole di decenza, un mondo finto, fatto di falsi ed ipocriti, un mondo vincolato da regole strane per i nostri tempi, dove il valore e l’apparenza contavano più della persona stessa.

Or dunque a voi la parola, viandanti che vi accingete a questo viaggio consigliato… non lasciatevi forviare, tenete a freno la spada, regolate i battiti del vostro cuore… Giulio Cesare vi comanda ad adunata… cosa farete?

Michy (Blogger Sognare).


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