REVIEW PARTY: L’ultimo Dorcha. La maledizione del primo nato (Le Cronache dell’Equilibrio, vol.2) di Arianna Colomba

Cari sognatori, eccovi il nuovo e sorprendente romanzo di Arianna Colomba!!!

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SERIE: Le Cronache dell’Equilibrio, vol.2 
GENERE: dark fantasy
DATA DI USCITA: 15 gennaio 2021 

Ebook / Cartaceo

Sono passati sette anni da quando la pioggia senza fine ha smesso di cadere e Gareth il Dorcha è divenuto una leggenda nelle ballate del Grande Nord.
Eppure, un’ombra scura sembra intenzionata ad allungare le dita tra le trame del Destino, giungendo fino al monastero delle Shùil, sacerdotesse madri dei Dorcha.
Che fine hanno fatto i primi nati?
Chi è il Demone col Cappello e perché l’Equilibrio è stato di nuovo spezzato?
La Maledizione del Primo Nato vi condurrà in un viaggio fatto di oscurità, amore e mistero, attraverso un mondo fantastico, tra luce e tenebra.
A seguito del grande successo del Best-seller Dark Fantasy “L’Ultimo Dorcha”, Gareth si troverà ad affrontare una nuova prova in questo volume autoconclusivo, fruibile anche a chi si approccia per la prima volta a “Le Cronache dell’Equilibrio”. 

RECENSIONE: L’ultimo Dorcha (vol.1)

ATTENZIONE!!!
Essendo entrambi i volumi Autoconclusivi, si possono leggere indipendentemente l’uno dall’altro.

“La vita è come una ruota.
Gira in eterno, ripetendo lo stesso percorso all’infinito.
In apparenza, è sempre la stessa.
Eppure, a mano a mano che il cammino procede, i raggi vengono cambiati e il materiale che la compone viene rinnovato e mutato.
Così è l’esistenza. Un susseguirsi continuo di situazioni apparentemente identiche ma con piccole differenze così profonde, da sconvolgere ogni consapevolezza.”

A lungo la storia ha tediato noi lettori ed a gran voce ne abbiamo chiesto un seguito poiché come dopo tutte quelle fatiche fatte e la gioia di ritrovare un barlume di serenità, non potevano essere state spese invano.  Ed è qui che Arianna ci ha accontentato, ma attenzione… nulla è come si è sperato…

Queste pagine fin dal primo “vagito” del loro inizio, ti portano in un antro oscuro dove la vita è appesa ad un filo ed una scelta ormai presa scuoterà l’interno del tuo essere così forte che solo il ghiaccio sentirai lentamente penetrare nelle tue ossa.

Qui dove una nuova era è cominciata eccoci di nuovo con Gareth il nostro Dorcha, segnato dal peso della perdita della sola colei amata Sive. Fin dal primo impatto ritroviamo la sua natura oscura che lo permea, perso nel dolore che in questi sette anni sempre più ha affievolito le sue speranze di ritrovarla, non che il loro legame e promessa non sia vera, ma lì non era che un pallido ricordo di colei amata. Ora seppur l’ordine dei Dorcha in parte è caduto, egli vi si ritrova a “capo” sempre e comunque legato alla sua missione, mantenere l’equilibrio, ed è questo che lo porta lì dove i Dorcha hanno nascita!

A differenza del volume precedente, qui veniamo a scontrarci con una verità più oscura, a riti per certi versi barbari volti a creare i Dorcha, i soli che possano intraprendere la missione di essere i bilancieri dell’esistenza di tutti gli esseri della terra. Ma come sempre l’animo è fragile e più di tutto la superstizione è più forte di ogni logica ferrea dove fin dagli albori vi si è stati cresciuti.

Arianna stavolta si discosta da ciò che è stato per portarci ad una visione più cruda della verità celata da ciò che solo un Dorcha può vedere. La sua ambientazione nel Medioevo oscuro è più forte e fin da subito pone in soggezione il lettore, trovandosi a fronteggiare continuamente una trama in continua evoluzione, attraverso fatti, pensieri, visioni che distruggono e schiacciano il tuo cuore e ogni speranza. Il nostro protagonista così cambiato, perso, sempre più legato a quell’Oltremondo, che gli permette di vedere l’intricata rete di collegamenti fra lui e l’equilibrio, ma al tempo stesso vi si trova forviato e diviso tra la sua parte demoniaca e quella umana legata a Sive. Qui parliamo di un personaggio che tanto è cambiato nel primo volume, quanto qui si modifica nuovamente,  non torna agli albori totalmente, ma la rabbia e il dolore che sempre più lo accompagnano, lo rendono più temibile ed a tratti irrequieto… dove però la saggezza di ciò che ha vissuto lo frenano da un lato ma dall’altro anche lo forviano, facendogli sfuggire la verità da davanti gli occhi.

Devo dire che verso di lui mi sono sentita sempre più con sentimenti contrastanti, se da un lato distrutta dal suo essere solo, in bilico perenne con quel peso sul cuore dovuto alla perdita del suo unico amore, al contempo lungo la storia più volte ho provato rabbia per le sue scelte. Il suo animo così diversificato, ma ancora più intenso di prima scatena un amore e odio perenne fino ad un finale dove nulla è precluso o certo.

L’intera storia è permeata ed intrisa di un forte risvolto Dark, molto più del precedente tenendo il lettore come se avesse una morsa alla gola, che non gli permette di respirare, ma al contempo vi sono inseriti dei momenti di stasi e sollievo dove l’ironia ed il sarcasmo dettato dal suo compagno di viaggio, John vanno a risollevare l’animo. Devo dire che è un libro difficile da riuscire ad illustrare, poiché la sua trama legata a più destini continuamente si modifica, si interseca, si disfa, lo stesso Oltremondo ad un certo punto non permetterà più una visione distinta di colpe e verità. Ha creato una intricata tela di ragno, dove impossibile è accorgervi il risvolto esatto, anzi più prosegui, più dubbi e quesiti ti perseguitano e puntualmente quando pensi di aver risolto l’enigma questo crolla come un castello di carte!

In questo volume esalta la figura della donna, dove la sua devozione è legata alla Madre, la dea della terra, al contempo queste devote sono legate a delle regole e riti legati alla Era Antica, arcaica e a dire il mio parere barbara. Infatti questo monastero è l’unico di fatto, pare, dove vi possano nascere i Dorcha, infatti questi ibridi a differenza di Gareth, nascono da l’unione attraverso un rito propizio volto a mantenere l’equilibrio. Ciò che più irretisce il lettore è come l’intera vicenda si svolga, ma anche i sotterfugi dettati da un moto di eventi agghiaccianti, portandoti a dubitare di chiunque ti circondi. Diciamo che la si può assoggettare in parte ad una setta, che però è dettata da un presupposto di superstizione e una maledizione.

Tornando al nostro Dorcha, devo dire che il suo animo inquieto ti assoggetta non poco, al contempo il suo potere di vedere i legami e il risvolto degli eventi, porta nella tua mente sempre più un tarlo persistente, dove la fine è vicina e il cambiamento è inevitabile.

Queste pagine sono un’evoluzione inaspettata eppure giusta e lo dico con il groppone in gola, però  si palesa una fortissima evoluzione e bravura della penna di Arianna, le descrizioni forbite ma non esagerate, ti fa inoltrare nel fascino di questi luoghi diversi, intensi e al limite dell’horror. Poi anche la cura nei personaggi, di come imprima a parole il loro stato d’animo, l’evoluzione mentale e psicologica così intensa, totalizzante, magnetica, che non puoi se non seguire tutto con una foga adrenalinica intrisa di un terrore profondo per l’ignoto che ti aspetta.

Inoltre accorta nel non vincolare un libro all’altro, così da dare modo a i lettori di leggersi questo volume o il precedente in modo distaccato, l’unico connubio sta che questa storia è sette anni avanti, ma sono diverse e disgiunte. Si vede quanto abbia lavorato alla sua creazione e che impegno abbia riversato in esso per renderlo eccelso, togliendo modo nel riuscire veramente a parlarne a voi lettori senza cadere in fallo di esagerare e svelare troppo.

Beh… lettori ora passo a voi la parola… io vi posso dire che seguo Arianna fin dagli albori ed è una scrittrice di cui non si può far a meno di leggerla e non restare legati cuore ed anima ad ogni suo personaggio, situazione, evento, luogo, in una preghiera muta di una luce in fondo a quel tunnel in cui ti getta, dove ti lascia perduto e intimorito.

«Le vedi?»
«Rappresentano la morte.»
«E le Shùil dietro di loro?»
«La vita.»
«E per quale motivo la morte dovrebbe avanzare davanti alla vita?»
«Perché ogni azione che compiamo è inesorabilmente finalizzata a quel momento.
Noi viviamo in funzione dell’idea di come moriremo.
La morte è più forte ed essa stessa racchiude l’essenza della vita.»

Michy
(Blogger Sognare)

RP COLOMBA CAL


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