BLOG TOUR: La vita, la Droga e… – Una storia buia di Ivan Collura

Cari sognatori, dopo avervi presentato il romanzo di Ivan Collura, edito O.D.E. Edizioni, entriamo nel vivo delle sue tematiche importanti…

cover ivan

Genere: narrativa, contemporaneo 
Data di uscita: 27 gennaio 2021 

Ebook / Cartaceo

Attenzione il testo contiene scene di violenza, abusi di droghe e bullismo
In una Sicilia che fa da splendido sfondo s’intrecciano le storie di vita di Tino Garozzo e Alfio Raciti. Due ragazzi diversi per carattere ed età, che vengono uniti da affetto e giri illegali.
Tino viene bullizzato per anni a causa di un brutto angioma violaceo sul viso e la sua corporatura al limite dell’obesità; sopporta soprusi, prese in giro e violenza.
Alfio ha una doppia personalità che lo porta spesso a commettere errori; è istintivo, vive per il suo Dojo e ama fare i soldi non curandosi dell’aspetto legale.
Le loro vite si intrecceranno a quelle di personaggi ugualmente complessi e che li porteranno a sviluppare il più grande giro di narcotraffico del Mediterraneo.
Una storia buia ci regala uno scorcio sulla vita degli anni Novanta, fra giovani, musica, droga e tecnologia.

RECENSIONE: Una storia buia di Ivan Collura

Questo libro come ho scritto nella recensione tratta forti temi di impatto e di spessore, il cardine su cui ruota la storia è proprio la droga e l’illegalità.

Fin da subito si evince come l’illegalità sia vista in due modi contrapposti, infatti viene accettato e accomodato il pirataggio di cd e videogiochi come pure la modifica illegale delle playstation, tanto da farlo diventare una buona fonte di guadagno discreta, mentre lo spaccio è vietato. Ma come ho scritto nella recensione “una cosa sbagliata, lo dovrebbe essere a prescindere”; in verità c’è un perché a tutto ciò, infatti le droghe portano a rendere succube il cliente a quelle sostanze, tanto che si ritroverà a volerne sempre di più e fare di tutto pur di averla.

Un romanzo letto tanti anni fa ne è la prova, di quanto una persona sia disposta a fare, rendendola una propria e vera Devozione (titolo anche del romanzo, scritto da Antonella Lattanzi), in queste pagine partiamo da un livello basso di spaccio, a qualcosa di “innocuo” sulla base di livello delle droghe, le canne. Questo particolare sostanza si basa su un fattore di euforia in chi la assume, toglie le inibizioni e dona una sorta di rilassamento, ma anche questa a lungo andare si baserà su una forma di dipendenza. Essendo nei primi anni ’90 era quella la sostanza che girava nel sud, quello che più fa discutere è il sistema in cui arriva nelle nostre coste, proprio attraverso alcune figure volte ad essere all’estero per il proprio paese.

Ma se già ciò è discutibile come detto, poi vi si trova un’evoluzione a sostanze molto ben deleterie per i giovani, ma redditizie come business: gli acidi, le pasticche, l’LSD, qui si parla di soluzioni chimiche volte a far “volare” chi l’assume. In particolare troveremo un loop mentale e surreale all’interno del romanzo dove la realtà si trasforma in una favola… vista così sembrerebbe bello… ma quali saranno le conseguenze lungo la vita?
L’intero romanzo si basa su come sempre più personaggi vi si ritrovino coinvolti nell’organizzazione di questo traffico italiano, attraverso vari paesi si vedrà l’avvio di quello che sarà il primo spaccio di importanza al sud d’Italia, al contempo le vite di questi personaggi portano non dico domande, ma discussione per i loro sistemi e per cosa sono disposti a fare pur di portare alla luce questo “progetto”.

Ora partendo dalle stesse pagine del romanzo ci si può basare sulla verità della vita, la droga è una piaga mondiale, che i governi combattono ogni giorno, è pur vero anche che gli stessi nel passato abbiano “giovato” di tale uso, attenzione non parlo nel contesto delle nostre vite, ma bensì in situazioni di guerra in particolari luoghi, è risaputo che per far sopravvivere alle barbarie che i soldati assistevano, vi era l’uso da parti dei soldati. Al contempo ad oggi le droghe sono molte e nelle mani di persone sempre meno scrupolose verso i propri clienti. Per voi risulterà un discorso assurdo ma in verità, ci sono sostanze che pure non si possono assumere, ecco che vi è il cosiddetto taglio, cosa che negli anni è andata scemando nel peggiore dei sistemi, ritrovandosi vittime/succubi di queste sostanze in ospedale con nell’organismo tracce di tutto fuorché di organico.

Tanti libri o documenti, documentari, film, parlano di come la droga muti la vita di una persona, ma c’è da chiedersi il perché intraprendono questa strada… le risposte sono molteplici, in effetti, a volte può essere per via di un trauma subito che porta la persona alla ricerca di un’evasione dal peso della vita, oppure ragazzi che non voglio essere “tagliati fuori” da un gruppo di amici che ne fanno uso, curiosità, noia, soggezione, puro divertimento per serate particolari. Ciò però che dal principio forse non comprendono è il danno che vi stanno portando a loro stessi, pensiamo alle vittime di overdose, ai danni che l’organismo subisce lentamente, portando al deperimento di vari organi, alla morte delle cellule celebrali, o alle malattie che vi si posso prendere o trasmettere per chi se le inietta. Quest’ultima oltretutto è la più pericolosa poiché va a ledere maggiormente il soggetto che vi si troverà danni permanenti all’apparato circolatorio, non parliamo poi dello stress subito dal cuore, ma allora perché comunque seppur si sappiano queste cose, molti ne fanno uso?

Credo che la risposta sia nella società in cui viviamo per certi versi, la classica frase “smetto quando voglio”, ci fa capire quanto vi sia una sorta di “ignoranza” e menefreghismo, infatti anche se avvertiti delle conseguenze che comporta l’uso, dalla loro posizione i soggetti, pensano che non sarà così per loro, anzi reputano “sfigato” colui che si è lasciato piegare alla volontà della sostanza, anziché essere lui stesso ad avere il dominio di se stesso. Si capisce quanto sia stupido questo pensiero, poiché la droga va proprio ad influire sulla volontà rendendoti succube, talmente tanto che è impossibile smettere senza un aiuto apposito. Qui entrano in gioco i centri di disintossicazione o i sert, entrambi volti a portare il pazienze lungo un percorso fisico e psicologico di consapevolezza della via intrapresa, e di smettere definitivamente, resta però comunque una via che può realizzarsi solo con la vera volontà di farlo, poiché in caso contrario una volta usciti dalla struttura, si ritornerà alla via vecchia e peggio di prima.
E’ un po’ come un fumatore, una volta smesso, se ricomincia, fumerà più sigarette di prima.

Ecco che nei casi di reiterazione vi si troveranno persone che ormai adulte, si creino una famiglia di cui però quasi sempre andranno a sfasciare, a far vivere un incubo poiché il loro vero primo e unico amore resterà la droga. Non da meno smettere sarà più dura per loro, poiché i danni subiti saranno molto ben maggiori, e lì subentra un’insana paura folle di stare male, che come dei bambini che non vogliono affrontare le conseguenze di una marachella e quindi continueranno fin quando l’organismo si spegnerà definitivamente, oppure vivranno in uno stato di malattia e danni disabilitanti in maniera permanente fino alla fine dei loro giorni.

Poi esiste ancora oggi un fattore di pregiudizio verso queste persone, i “drogati”, che per la società non vengono visti come persone da aiutare, ma bensì come delinquenti, reietti da evitare, negli stessi ospedali vi si può assistere a come un paziente che attesti ciò, veda un mutamento di porsi, come se fosse un lebbroso, contagioso solo con la sua presenza.
La droga se ben si va in ricerca ha cardini storici, radicati in un passato vicino a noi, ben più di ciò che si voglia, guardiamo lo stesso Hitler, ma pure i paesi stessi di produzione agli albori vi facevano uso, seppur diversificato all’epoca, poi con l’industrializzazione, l’evoluzione mondiale queste le ha portate ad oggi ad un abuso e ad un business ben redditizio.

L’Italia stessa ne ha le prove, la mia stessa città Padova porta negli annali come tra gli anni ’80/’90, Prato della Valle, fosse la maggiore città di spaccio al nord d’Italia, ma non immuni nel tempo poi le altre città, ghetti veri e propri dove questa illegalità dilaga. Questa piaga modifica non solo chi ne fa uso ma anche il contesto abitativo che li circonda, un esempio lampante…. Via Anelli, qui era il quartiere peggiore di Padova, per anni li vi hanno abitato ogni sorta di spacciatore ed illegalità varie, per poi portare alla sua chiusura e smantellamento. Ora ad anni di distanza ci troviamo non più con un solo punto di spaccio, ma bensì vari sparsi per l’intera città, questo fa capire quanto da un lato è stato giusto abbattere, ma al contempo ha portato deleterio maggiore totale, nato da una bonifica burocratica difettosa e viziosa.

Se uno parla di droghe o spaccio, subito pensa alle mafie, ma seppur gli stessi vi siano nati tramite questo business, con il passare dei decenni si sono evoluti trovando guadagno e potere altrove… ora questa piaga è portata avanti da coloro immigrati irregolari. Attenzione non tutti, poiché come noi stessi eravamo immigrati al tempo di guerra e carestia all’estero in cerca di lavoro, al contempo gli stessi di ora lo fanno come noi, eppure nel mezzo come sempre in tutto il mondo, stato, paese, vi è chi “mela marcia” porta il guasto.

Ad oggi vi si è portato ad una modifica legale del suo uso, in certe determinate malattie, ma anche a livello mondiale, molti stati hanno portato la Cannabis legalizzata, altri droghe più pesanti con limite personale, la motivazione sta nel cardine celato dagli albori del suo uso smodato… l’era dei figli e dei fiori. Una ribellione al sistema, ribellione alle conformità, ad uno stato oppressivo, a quella svolta che a Woodstock ha visto il suo apice di comunione e pace, (e tanti nuovi nati), questa legalizzazione porta a porre meno attrattiva nei giovani con la speranza che l’uso diminuisca. Al contempo il nostro è un mondo imperfetto, quindi la commercializzazione illegale è difficile da fermare, ci sono stati il cui introito è così forte per questo smercio che ne hanno fatto la loro stabilità sociale, un po’ come il petrolio. Ma ci sono altri di cui nel passato erano i maggiori importatori che vi si sono ben volentieri discostati, ecco un esempio la Thailandia, dove se la produci o consumi e ti “beccano”, puoi dire addio alla tua vita per molti anni e non solo, “in molti altri paesi del sud-est asiatico, la distribuzione della droga e l’uso di droghe per i turisti sfortunati possono essere minacciati dalla pena di morte.”

Questa piccola appendice sociale/storica è solo per far comprendere quanto questo uso/business/smoderatezza, abbia cambiato l’intero sistema sociale, di come hanno in verità nella parte oscura della nostra storia creato modificazioni ingenti, portandoci alla vita di ora, alla nostra realtà attuale dove questa piaga ancora è difficile arginare o far morire.
Intraprendere la via della droga, leggera o no, cambia una persona in maniera irreparabile, gli muta la vita non solo alla vittima/succube, ma anche a chi lo circonda, famigliari, amici, figure importantissime che vedranno un mutamento repentino, dissociativo, rabbioso e autodistruttivo. Ad oggi le vittime di ciò sono moltissime, come i soldi spesi dal governo per le strutture di disintossicazione e il modo in cui abbattere questa piaga e l’informazione dei nostri giovani e la lotta contro la droga, spacciatori, arrivi ecc.

Come dice il titolo della tappa La vita, la droga e…, quel “e” sta a voi, alla scelta che farete, al percorso che intraprenderete fin dal principio che darà la piega alla vostra vita. Gli errori si fanno, ma l’importante è poi correggerli, non è mai troppo tardi per avere una vita felice, per voi e chi vi circonda.

Michy
(Blogger Sognare)

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