RECENSIONE: Dedalus di Francesca Redolfi

Cari sognatori, entrate in un meraviglioso Luna Park fatto di magia, sfide e tanto altro nel nuovo romanzo di Francesca Redolfi!!!

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GENERE: narrativa, fantasy
DATA DI USCITA: 8 febbraio 2021

Ebook / Cartaceo

A Dedalus, il luna park più grande del mondo, Clara vuole vincere il Torneo per incontrare un misterioso guaritore, forse capace di salvare suo padre. Tra gare di aquiloni e incantatori di serpenti, giostre e saltimbanchi, guidata da Jan, enigmatico e affascinante giostraio, Clara scoprirà che a volte il viaggio più immaginifico è quello dentro se stessi.
di Francesca Redolfi
Clara ha sedici anni e un solo desiderio: che suo padre, gravemente malato, guarisca. Tuttavia, sa che ciò è quasi impossibile e quindi, essendo orfana di madre, presto dovrà trasferirsi in casa di una zia che non sopporta.
Qualcosa, però, riaccende la sua speranza. Una notte, insieme alla sabbia portata da un mare lontano, in città arriva Dedalus. È il luna park più grande del mondo, capace di suscitare incanto e meraviglia. Ciò che cattura l’interesse della ragazza sono in realtà i racconti su un guaritore di Dedalus, dalle prodigiose capacità taumaturgiche.
Nell’intento di salvare suo padre, e aiutata da Jan, giovane ed enigmatico giostraio, Clara partecipa al Torneo del luna park, entrando in un mondo fantastico, magistralmente creato con l’arte dell’illusionismo.
Tra gare di aquiloni e incantatori di serpenti, giostre che sfiorano il cielo, saltimbanchi, funamboli e segreti taciuti, Clara scoprirà infine che a volte il viaggio più immaginifico è quello dentro se stessi.

Clara Viola è una ragazza di 16 anni, orfana di madre, con un unico desiderio nel cuore, veder guarito il suo papà, malato oncologico.
Questo è l’unico motivo che le fa desiderare di avvicinarsi a Dedalus, il Luna Park più grande del mondo, andando contro a tutte le raccomandazioni che suo padre stesso le dà, vietandole di andarci perché “è brutta gente quella!”

“ ≪E’ arrivata la sabbia≫, ripete con la voce arrochita, mentre mi sto chinando ad allacciarmi la scarpa. ≪E’ arrivato il guaritore≫.
Tiro su la testa e quella massa ingovernabile di capelli biondi che mia madre ha avuto la scaltrezza di riuscire a infilarmi nel DNA. Per il colore da campo di grano, intendo. Dell’indisciplinatezza della chioma avrei volentieri fatto a meno.
E la parola, “guaritore”, che mi ha fatto levare lo sguardo. Sarà che ogni volta che sento il termine incriminato, guarire, si accende un lumicino dentro di me, anche se so benissimo che è inutile sperarci. Questione di mesi, dissero mesi fa quei medici che spesso e volentieri sparano scemenze a raffica perchè non è vero che sempre guariscono, anzi. E i mesi ora si sono ridotti a settimane, che a breve saranno giorni. Giorni. E’ meglio che non ci pensi. Meglio che non pensi a nulla.
≪Il guaritore≫, ripete la signora, poi allunga il bastone verso di me, come a dire che è proprio con me che vuole parlare, e non con il vento, o con le api, o gli aeroplani, che è ciò che credo più o meno faccia nelle ore restanti.
≪Ha guarito mia sorella, trent’anni fa. L’ho visto≫, si sporge di più, si porta un indice agli occhi spiritati, ≪l’ho visto con quest’occhi≫.”

Ed è proprio dentro la locanda di Dedalus che Clara, o Fiore com’è il nome che ha fornito al momento d’iscrizione presso la biglietteria, conosce Jan.
Lui è un giostraio di Dedalus, con l’arte di sapere sempre tutto. Ed infatti proprio grazie a Jan, che lei viene a sapere che per arrivare al guaritore di Dedalus, c’è da vincere un Torneo che prevede tra i tanti premi proprio la possibilità di conoscere e parlare con il guaritore.
Ed è così che Fiore, accettando l’aiuto di Jan che pretenderà sempre una ricompensa, inizia il Torneo. Sfidando attraverso le prove dell’aquilone, dei cobra riuscirà a superare le sue paure, come quando si ritrova nel labirinto ed aiuta un’altra partecipante e riuscirà anche a troneggiare sugli altri.
Fiore o Clara o Viola, come amava chiamarla la sua mamma, ha anche una passione, cercare l’etimologia delle parole, ed è così che grazie a lei riusciamo a comprendere meglio le sue emozioni e le parole che la circondano.

“Mentre sono al bancone, la barista chiama un nome “Jan” quando sento dei passi dietro me, e lo sento sedersi. Trovo il coraggio di girarmi verso la persona accanto a me, salendo lentamente con gli occhi dalle calzature nere ai jeans, infine al volto. Con mia sorpresa, non è un uomo.
È un ragazzo. È poco più alto di me, e ha un aspetto che a prima vista trovo scioccante, anche se non saprei dire il motivo. Il viso è regolare, la mascella un po’ prominente come se un dio dispettoso avesse deciso all’ultimo minuto di fare un taglio netto. I capelli sono scuri come cenere uscita da un vulcano, l’arco nobile e particolarmente incurvato delle sopracciglia gli imprime un’aria sarcastica, quasi fosse in procinto di ridere, ma scendendo all’espressione degli occhi capisci che no, non stava ridendo affatto. Ecco la cosa che trovavo scioccante. Gli occhi. Sono seri e ammiccanti, parlano di cose rischiose. Talmente scuri che pare abbiano riflessi viola, o blu.
Nero, è il colore a cui penso mentre guardo la sua persona. Ha un che di selvaggio e di oscuro, come fosse uscito da un incubo. E la cicatrice che gli attraversa la guancia destra come un presagio non aiuta a stemperare l’impressione. È come se fosse il mio opposto. Quanto io sono chiara, tanto lui è scuro. I miei capelli sembrano reagire a quella vista, svolazzando liberi per la taverna, anche se non c’è un solo filo d’aria. L’atmosfera è invece pesante e greve nella locanda di legno e fumo. «Ciao», dice il ragazzo. Fa un sorriso lucente, quasi rassicurante, che risalta nell’ambiente scuro come una pietra lunare. È il sorriso di chi è padrone della situazione, e forse si sente padrone del mondo intero.”

Ma al Luna Park, per Fiore, c’è anche l’occasione di salire sulla giostra dei cavalli che salgono su fino al cielo, o vedere lo spettacolo dei funamboli, o assistere alla festa messicana e bere fino a stordirsi, di conoscere altri giostrai, le loro abitudini ed incontrare anche qualcuno che esce dal suo passato, irrompendo nella sua vita, portando con sé un enorme scossone emotivo.
Ma Dedalus per Fiore non è solo musica, giochi, torneo, gare, è anche uscire da casa e non sentire più quell’odore di disinfettante, di malattia che si respira a casa sua.
E nel frattempo il suo papà peggiora…

C’è un prova che prevede un cavaliere e Jan accetta di esserlo per Fiore, ad una condizione che lei non si può permettere di rifiutare.. anche perché l’urgenza di arrivare al guaritore è troppo importante di qualsiasi altro dolore o paura da affrontare.
Ed il loro ballo risulta sublime per il coinvolgimento emotivo, per la passione che ci mettono e per l’affinità che traspare oltre la tecnica, oltre i vestiti da ballo stile ottocento di lei e militare di lui, che va oltre la musica, che va oltre la gente, e che avvolge solo loro…

“E poi quando parte la musica è tutto così diverso. Diverso il modo in cui balliamo, così diverso dalle prove. Allora era una cosa normale, un’esecuzione si, difficile, a tratti noiosa, da imparare a memoria, in cui qualcuno ci diceva cosa fare e noi lo facevamo, o quantomeno, tentavamo.
E invece qui, adesso, è tutto, tutto tranne che normale. E come la prima volta che abbiamo ballato, senza seguire i passi, lasciando agire qualcosa d’altro che non fossero regole da rispettare.
Più istintivo. A guidarci è qualcosa che ha a che fare con il profondo, di molto meno tecnico, di molto più umano. Non è la tecnica, e neanche la concentrazione, e nemmeno, credo, l’adrenalina. Forse sono le luci, che si sono abbassate, o la musica più alta, che la inali come fosse aria.
O forse è che lui mi guarda, guarda solo me, come se fossi l’unica cosa che esiste e non ci fosse nessuno, nessun altro, neanche uno spettatore, o forse si, il mondo intero sotto il palcoscenico, ma non importerebbe comunque. Balliamo e ci guardiamo e tutto può aspettare, sono concentrata ma i passi non so come escono fluidi, il cuore mi rimbomba nelle orecchie ma riesco a fare i movimenti, ci riesco, e lui mi sorregge, mi guida, o forse a volte sono io a guidare lui. Forse ci guidiamo entrambi. Volteggiamo, ci chiniamo, ci giriamo, le mani si intrecciano, il suo respiro si lega al mio, le mie gambe tra le sue, le sue tra le mie. Ci avviciniamo, ci allontaniamo, poi lui mi tira a sé come se quel metro di distanza tra noi fosse insopportabile. Nella luce scalfita da un pulviscolo alabastro, danziamo. Poi finisce tutto. L’ultimo passo. Il più difficile. Quello in cui mi devo lasciar andare. Posso farlo. Posso farlo.”

Riuscirà Clara a realizzare il suo sogno?
Riuscirà a salvare suo padre dal male che lo sta allontanando sempre più da lei?
Riuscirà a capire il vero significato della parola amore, oltre alla descrizione etimologica, che già conosce molto bene, ed a comprendere perché le sembra di conoscere Jan da una vita?
Riuscirà Jan ad aiutare la sua “luluğí” che significa Fiore nella lingua dei Rom, a superare le prove ed arrivare al guaritore?
Ma è veramente l’uomo jolly del Luna Park o nasconde qualcosa di molto più importante?

Una bellissima storia che non parla solo di illusione, di divertimento in un Luna Park, parla anche dei problemi veri della vita e come nella vita stessa, gli stessi si intrecciano ai sogni, al desiderio di superare le prove di Dedalus, si intrecciano alle lezioni a scuola o alle interrogazioni, alla vita con la zia Ester che è a dir poco insopportabile per Clara.
Una storia che ci parla del terrore di perdere un caro, ma anche della malattia che viene vissuta dal padre, con molta forza per non far trasparire la sua paura ed il suo dolore fisico alla sua piccola Clara e preservarla il più tempo possibile al distacco che la vita li obbligherà prima o poi…
Una storia che ci parla di una persona che ritorna dal passato di Viola, che in un primo momento la stordirà, ma che poi l’aiuterà e magari un giorno se lei saprà perdonarla, ritornerà nella sua vita come una conoscente o come un’amica.

E poi c’è Jan che instaura con “luluğí” dapprima un bellissimo rapporto d’amicizia, che diventa pagina dopo pagina un crescendo di emozioni, di consapevolezza che qualcosa di grande c’è e deve essere vissuto, basta saper attendere altri due anni per la maggiore età di Fiore, ma per lui che l’attende già da molto tempo è poca cosa…
Una bellissima storia di fantasia, di intrecci, di vita vera e di illusione.
Una storia molto ben strutturata, che ti incatena con la sua magia, con le sue storie nella storia, non è mai noiosa, mai ripetitiva… molto emozionante per molti aspetti… una storia che consiglio a tutti! ❤

Maria
(Recensionista Sognare)

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