REVIEW PARTY: Italiana di Giuseppe Catozzella

Cari sognatori, eccovi l’appassionante biografia romanzata di Giuseppe Catozzella dedicata ad una grande combattente storica, edito Mondadori!!!

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GENERE: narrativa, contemporaneo
DATA DI USCITA: 16 marzo 2021

Ebook / Cartaceo

Italiana. Una donna italiana. Maria Oliverio, altrimenti conosciuta come Ciccilla, nasce a Casole, nella Sila calabrese, da famiglia poverissima. Dalle strade del paese si sale sulla montagna che è selvaggia, a volte oscura, a volte generosa come una madre. Quelle strade, quei sentieri li imbocca ragazzina quando la sorella maggiore Teresa, tornata a vivere in famiglia, le toglie il letto e il tetto. E quelli sono i sentieri che Maria prende per combattere al fianco di Pietro, brigante e ribelle, diventando presto la prima e unica donna a guidare una banda contro la ferocia dell’esercito regio. Se da una parte Teresa trama contro di lei una incomprensibile tela di odio, dall’altra Pietro la guida dentro l’amore senza risparmiarle la violenza che talora ai maschi piace incidere sul corpo delle donne.
Ciccilla passa la giovinezza nei boschi, apprende la grammatica della libertà, legge la natura, impara a conoscere la montagna, a distinguere il giusto dall’ingiusto, e non teme di battersi, sia quando sono in gioco i sentimenti, sia quando è in gioco l’orizzonte ben più ampio di una nuova umanità. Il volo del nibbio, la muta complicità di una lupa, la maestà ferita di un larice, tutto le insegna che si può ricominciare ogni volta daccapo, per conquistarsi un futuro come donna, come rivoluzionaria, come italiana di una nazione che ancora non esiste ma che forse sta nascendo con lei.
Giuseppe Catozzella ricostruisce le vicende di Maria Oliverio in un romanzo vivo, mescola documenti e leggenda, rovescia la sua immaginazione nella nostra, disegna dramma famigliare e dramma storico ed evoca l’epica grandezza di una guerra quasi ignorata, una guerra civile combattuta in un mulinare di passione, sangue e speranza, come nella tradizione dei poemi cavallereschi, del melodramma e del cinema americano.

Ci sono libri da leggere per diletto, libri che leggi per piacere di trascorrere ore spensierate spegnendo i pensieri e vivendo di emozioni ma ci sono libri come questo che sono da leggere quasi per un dovere morale. Sì, parlo di dovere morale non a caso perché queste pagine raccontano un frammento delle storia di ognuno di noi, un pezzo del DNA di ogni persona che appartiene a questo popolo raccontato però da un punto di vista che i libri di storia non sempre approfondiscono. Sebbene sia vero che le pagine di  storia conosciuta la fanno le imprese dei grandi uomini che hanno il coraggio di compiere grandi imprese è altrettanto vero che quel pensiero, quell’ideale che rivoluziona gli eventi nasce anche dal sentire comune del popolo, di coloro che non hanno voce per gridare un’oppressione ma al tempo stesso portano avanti il vivere di ognuno di noi. Senza coscienza popolare, come le pagine di questo romanzo ben raccontano, nessun ideale attecchirebbe, anzi come dice una citazione “Abbiamo fatto l’Italia, ora bisogna fare gli Italiani” racconta come il processo dell’unificazione della nostra patria sia stato un lavoro frutto di anni e di sempre più consapevolezza della gente che dal basso della loro sottomissione ai poteri forti riesce anche solo ad immaginare uno scenario ben più esteso. In queste pagine scorgerete uno spaccato della società della metà dell’800 dove uomini dai grandi ideali iniziano a concepire l’idea di una nuova possibilità di vita che porti più giustizia sociale e più consapevolezza di poter cambiare la sorte. Questo fermento di idee che passa attraverso degli uomini che hanno il coraggio per ribellarsi allo status quo delle cose.

«Qua fuori era pieno di tronchi di larice» ha detto zia, portandomi sul retro della casa, dove il tetto sporgeva e c’era lo spazio per la legna. «Glieli avevo fatti io, ma qualcuno glieli ha arrobbati.» Poi ha raccolto una pigna, e lì per terra è caduto un seme, con le sue minuscole ali secche. «Maria» ha detto zia, mettendomi il semino in mano. «Tu così devi diventare. Come questo pino laricio. Che si fa furbo e in silenzio usa il vento per scappare, e salvarsi.»

E le donne che ruolo hanno in questo cambiamento?
In questa biografia romanzata la sua protagonista è una donna che si mostra potente per quel suo senso di ribellione che la spinge come un’assetata ad incuriosirsi di tutto quello che la circonda, a vedere nello studio la possibilità di sapere, di conoscere, di poter sfuggire dalla sua realtà statica dolorosamente ferma nel tempo che si tramanda da generazione in generazione. In un piccolo paesino di montagna calabrese tra i monti della Sila se nascevi in un dato contesto sociale non avevi possibilità di riscatto e lei era nata in una famiglia molto povera che lavorava faticosamente per i signori che vivevano il lusso per il sacrificio del popolo a loro assoggettato. Maria era destinata a lavorare al telaio come la mamma alla luce del lumino a petrolio, sperando di fare un buon matrimonio senza poter fiatare mai visto che la società era altamente patriarcale. All’epoca vista la situazione indigente le famiglie povere che avevano molto figli erano ricattate da quelle ricche per poter avere dei figli da crescere e garantire loro un futuro migliore. Maria aveva una sorella più grande che viveva con dei parenti ricchi e che un giorno sarebbero venuti a prendere anche lei. Ma lei non voleva allontanarsi dai suoi affetti. Non immagina che possa accadere una tragedia per cui sua sorella Teresa da essere vissuta negli agi da signorina viziata torna nella casa di famiglia povera e dà a Maria la colpa di questo.

Il rapporto difficile dato dall’odio sprezzante tra Teresa e Maria tiene banco per buona parte del romanzo visto che incide ostacolando ogni speranza di rivalsa di Maria rispetto alla sua situazione. La fa allontanare da casa, a vivere da una zia in una baita sperduta nei boschi in una situazione ancora più indigente di prima. Maria è ancora una bambina ma quegli anni nelle montagne la segneranno profondamente perché tra quelle montagne troverà il suo senso di libertà, quella voglia di lottare, di essere indipendente nonostante tutto quello che nella vita vivrà.

Maria è anche segnata dall’amore per Pietro, un carbonaio fiero, ribelle che la farà innamorare perdutamente scorgendo in lui la sua stessa voglia di liberazione dalla costrizione di quella vita. Pietro è irruento, fumantino che non sa contenere quella passione sociale che lo divora e quell’amore verso quella ragazza così bella. Al militare Pietro entra in contatto con le frange reazionarie come Carlo Pisacane e s’intinge dal di dentro dei cambiamenti della storia. Maria vive delle lettere che le invia il suo amore e che impara a memoria per non perdersi nulla, per non essere lasciata indietro negli eventi di quel cambiamento sociale di cui voleva a tutti i costi farne parte. Eppure quell’amore si rivela tossico perché nei momenti di debolezza Pietro riversa su Maria ogni frustrazione, facendola sentire sminuita in tutto come donna. La sorella di Maria irrompe in questo rapporto tormentato minando insicurezze e facendo di ogni per distruggerla.

“Cercava l’acquavite e beveva, chiudeva Bacca fuori dalla nostra casa di legno e finiva, ogni sera, col picchiarmi, con una scusa sempre diversa. «Sei una donna inutile» diceva. «Una buona a niente.» Io all’inizio mi ribellavo, ma poi finivo gli credevo. «Non sei come Anita, o come Enrichetta»; più beveva, più diventava cattivo: «Loro sì che sono donne che hanno fatto di tutto per i loro mariti», e mi colpiva sulle braccia, «tu invece sai solo piangere», e sulle gambe, «non hai saputo fare niente di meglio di tua madre. Solo una tessitrice sei stata, una miserabile tessitrice»…
Le sue parole erano il tradimento di ogni promessa, un tradimento verso me stessa. Se mi insultava non ero più niente, insieme a lui sparivo anch’io. La mattina non avevo il coraggio di guardare neppure Bacca negli occhi, la lupa se ne accorgeva e veniva a leccarmi le mani. Lui si vergognava di se stesso, dello stato in cui si era ridotto, si sciacquava la faccia e non parlava.”

Ad un certo punto della storia Maria è costretta a fuggire in quei boschi che da sempre l’hanno accolta e protetta. Si taglia i capelli e si veste da uomo, e da quel momento Maria non esiste più… diventa Ciccilla, l’unica donna brigante a capo di un gruppo di briganti e non una drude come le altre donne che erano accompagnatrici degli uomini. No, Ciccilla diventa parte della storia da capo proprio quando sceglie di sfuggire alla realtà.

È una donna da conoscere a fondo questa perché in lei sono racchiuse tutte le donne che come lei cercano la libertà di poter essere indipendenti, di poter scegliere di vivere senza dover dipendere dagli uomini o dal potere. Una donna dai grandi ideali che come una leonessa insegue fieramente e coraggiosamente senza scendere a compromessi. Non ha paura del lavoro, di sporcarsi le mani, di lottare, di riscattarsi cercando di ottenere quello in cui crede.

In questa biografia romanzata si può apprezzare come lo stile coinvolgente ed evocativo ti rende partecipe di quel che accade, ti fa sentire rumori, suoni, profumi, emozioni e sensazioni, mentre ti fa viaggiare dall’interno della storia di una nazione attraverso la storia di gente che ha combattuto per i boschi per la nostra Italia. Ha un linguaggio fluido che però riporta alla luce il linguaggio dell’epoca ma in modo accessibile a chiunque voglia leggere questo libro.

“Vivere, vivere, in qualunque modo ma vivere! Che cosa da vigliacchi. Ma nessuno che non sia nella mia condizione mi può chiamare vigliacca. Anch’io desidero vivere, però non su una rupe. Vivere, pensavo stanotte, vivere a tutti i costi. E non mi rendevo conto che avevo preso a ridere. La guardia fuori è venuta a bussare facendo rimbombare la porta di ferro, mi ha zittito. Però quel pensiero è rimasto fino alla mattina e poi per tutto il giorno e adesso è ancora lì e non va via. Vivere. Io devo vivere! E se vivrò, lo giuro solennemente, per sempre vivrò in pace. Abbiamo combattuto per ottenere quello che era nostro e abbiamo perso. Ma la guerra più importante l’abbiamo vinta: abbiamo creduto che fosse possibile. Un giorno l’Italia ci arriverà, lo so, a dare la terra al popolo.”

Il 17 marzo 1861 veniva proclamato il Regno d’Italia, ma gli italiani del Risorgimento non avevano ancora conquistato un’identità nazionale. L’idea di nazione (un popolo, un territorio e una lingua) non era un dato di fatto preesistente, ma fu il risultato di un processo lento e questo romanzo racconta nel profondo quanto quel processo di unità sia costato sangue, sudore e sacrificio ad ognuno di quei giovani dai grandi ideali. Leggere queste pagine vuol dire non dimenticare che anche oggi ognuno di noi può contribuire ai sogni di questo paese cambiando per essere veramente liberi, per essere ognuno di noi protagonisti della storia che viviamo e non spettatori passivi.

Alla prossima lettura! ❤

Rosanna S. 
(Recensionista Sognare)

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