REVIEW PARTY: All’ombra dei Carrubi di Lorenzo Barbieri

Cari sognatori, eccovi il particolare romanzo/saggio di Lorenzo Barbieri, edito Cordero Edizioni!!!

fronte

GENERE: saggio
DATA DI USCITA: 23 marzo 2021

Ebook / Cartaceo

Sicilia, inizi anni ’50. Francesco, figlio di una famiglia contadina, è un giovane serio e rispettoso ma anche insofferente alle usanze che regolano l’atavico mondo dei genitori. Concluso il percorso di studi voluto dal padre, all’insaputa di tutti invia una domanda di assunzione alla Fiat ricevendone una risposta positiva. Tuttavia la Torino operaia di quegli anni gli svela quanto sia cruda la realtà dell’immigrato il quale, oltre che sfruttato, è soggetto all’emarginazione della popolazione locale.
Il suo mondo fatto di uguaglianza e libertà ne esce compromesso ma, nonostante questo, Francesco accetta un incarico sindacale ancora convinto di poter contribuire alla causa dei disagiati come lui. Durante una manifestazione scopre, a proprie spese, che la sua visione di vita in comune con l’ambiente sociale del Settentrione non può realizzarsi nel suo tempo.
Ferito nel corpo e soprattutto nell’orgoglio, arriverà alla la sofferta decisione di tornare in Sicilia e nemmeno l’amore nato verso una ragazza torinese gli farà cambiare idea: troppo forte in lui il ricordo del suo boschetto di carrubi dove potrà meditare, di nuovo, sul suo mondo ideale.

Il vuoto, il dolore e la consapevolezza ti penetrano e ti avvolgono, dove alla fine di un viaggio ciò che è rimasto è un senso di sconfitta ed abbandono, di cui quasi speri che tutto si dissolva come una nuvola di fumo del treno che ti trasporta, ti riporta lì dove tutto è stato il principio.

Questo libro è un solco doloroso a mio parere che traccia e rende incancellabile ciò che la nostra stessa storia ne è stata il principio base per un’evoluzione indispensabile, di cui ancora oggi in parte vi si trova tale pregiudizio… l’emigrazione. I primi emigrati siamo stati proprio noi che diretti fuori dalla nostra Italia siamo andati in cerca di lavoro e fortuna, ma poi c’è stata una seconda emigrazione, ed è quello che più ha portato divisione all’Italia, il Sud che va al Nord.

Attraverso il nostro semplice personaggio lo scrittore ci porta testimonianza di come la necessità ne fa virtù, il desiderio di mettere il pane in tavola alla propria famiglie porti in massa i giovani, ma anche padri di famiglia alla volta di Torino dove l’azienda della Fiat ricerca personale. Francesco, il nostro protagonista principale, a differenza degli altri non ha un problema di condizione economica, ma più di tutto a spingerlo ad emigrare è la sua mente eccelsa che da studiato a differenza di altri compaesani trova stretta la vita basata ancora su una scala gerarchica, patriarcale e di lavorare la terra. Lui ama quei luoghi dov’è nato, i Carrubi dove sovente si sdraia a riflettere e sognare una vita diversa, al contempo gli scontri con il padre si fanno sempre più accesi… uomo d’onore e caparbio che non accetta l’idea malsana del figlio di lasciarli… ed è al culmine di una discussione che Francesco invia una lettera a Torino per farsi assumere… ciò che poi accade, beh… bisogna leggerlo e viverlo!

Queste pagine portano a noi qualcosa di scabroso e scandaloso, macchie di verità indelebile che come un anticipo di guerra portano alla rivoluzione di ciò conosciuto fino ad allora. Attraverso essenziali e cardini personaggi, chi primario, chi secondario, ci troviamo a fronte di una realtà angusta e buia di com’è stata la vita da immigrato dentro il proprio stato. Rimarca come il Nord fosse ricco con le sue industrie in costante espansione, che di controparte il Sud e il Mezzogiorno fossero al limite della povertà, questo portò molte persone a viaggi lunghi in treno a cercare non fortuna, ma soldi per mantenere chi lasciavano nella terra natia. Ma la verità è quella che a tutt’oggi ancora a volte si palesa, certo il lavoro c’era ma in che condizioni? Persone sottopagate, al limite dello schiavismo, che a malapena avevano di che sopravvivere dopo aver mandato i soldi alle famiglie, ma più di tutto il pregiudizio dettato da non si sa chi che etichettava tutti loro come ladri e “bestie da soma”, cani che lì non ci dovevano stare. Qui si rispecchia gli albori delle prime rappresaglie tra operai e studenti dove i primi chiedevano di essere trattati da persone umane, i secondi si sentivano usurpati e derubati di ciò che era loro.

Francesco in verità sta nel mezzo di ciò poiché i suoi ideali lo portano a intraprendere una lotta rivoluzionaria fatta di uguaglianza e serenità per tutti, ma che nell’acerbità dell’età non ha mai calcolato ciò che si potrebbe perdere, ed è proprio il peso di ciò che ha perso che lo fa incontrare a noi nel treno diretto a casa, che attraverso i suoi ricordi vividi ci racconta la sua storia fatta di incontri, lotte, amore e consapevolezza.

Devo dire che lo scrittore con semplicità sa portarli li dove è più importante, messaggi cardini, scanditi da accusare parole e dialoghi sanno accompagnarti all’interno della vita dei personaggi vivendoli tu stesso passo passo, al contempo pone a noi molte domande interiori e rabbia per come l’ignoranza, “attenzione, non dettata dalla istruzione”, crei forme così anti incostituzionali e contro legge di comportamenti eccessivi e troppo “tutelati”, dettati dalla posizione di influenza sociale. Come avrete capito non si tratta di un romanzo come tanti altri, infatti lo scrittore ci paventa più realtà di vita, dal contadino siciliano uomo d’onore, il giovane ragazzo idealista, l’immigrato padre e pieno di responsabilità,  la donna, la madre, il giovane rampollo, il pubblico ufficiale, a chi in verità più di tutto ci guadagna, La Società. Infatti come tutte le società ben vi è di guadagno a mantenere il minimo salariale, imposizioni rigide, pena perdere il lavoro, turni massacranti e pesanti che o lo fai o tornatene a casa… Ma perché tutto ciò?

Forse i troppo giovani non lo sanno, ma anni fa non vi era un vero “regolamento lavorativo”, leggi redatte a favore del lavoratore che deve guadagnarsi la pagnotta, ma è pure una persona con dignità, quindi le Grandi Aziende ci lasciavano alla grande. Ad oggi più o meno vi sono delle linee inderogabili lavorative, anche se si trovano ancora casistiche di sottopagati e sfruttati, ma quello che più dovrebbe far riflettere è  che ci da fastidio che l’immigrato ci “rubi il lavoro”, ma perché se poi quel posto esiste noi non lo prendiamo? Qui si palesa un po’ l’effetto domino della disoccupazione di certe casistiche, dove sempre più immigrati in verità prendono impiego, infatti ci sono lavori che nessuno vuole svolgere forse perché pesanti, forse perché dopo tanto studio non ci “abbassiamo” o forse perché non è ciò che voglio, i forse sono infiniti ma la manodopera serve, e quindi che succede? Semplice, arriva chi basta la metà di quello che per noi è il minimo e si prende il lavoro, ma poi ci lamentiamo perché ci rubano a noi “il nostro”, ora ragazzi è come un cane che si morde la coda sta cosa. Questo a tutt’oggi si rispecchia in tantissime categorie, la stessa in cui lavoro io, ma dove sta la soluzione? Beh, qui ritorniamo all’utopia che sogna Francesco a mio parere, che a tutt’oggi una buona parte resta ancora tale poiché tutto vige su domanda e offerta, e al contempo la legislazione a più mandate cambia le carte in tavola, quindi credo che alla fine sia di trovare un equilibrio, di accettare chi è disposto a fare ciò che noi non vogliamo fare, ma anche essere accorti nel non solo mantenere i nostri diritti anche di chi immigrato regolare e buona persona spettano in egual misura. I tempi dei cortei evoluzionistici in parte non esiste più, ma la storia insegna che a volte la si ricalca per una giusta causa, ma al contempo la stessa ci da la traccia per essere più evoluti e intelligenti di chi ci ha preceduto.

Michy 
(Blogger Sognare)

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