RECENSIONE: L’ultima ricamatrice di Elena Pigozzi

Cari sognatori, eccovi l’intenso ed emozionante romanzo di Elena Pigozzi, edito Edizioni Piemme!!!

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GENERE: narrativa, storico 
DATA DI USCITA: 8 settembre 2020 

Ebook / Cartaceo

Appoggiata ai bordi del bosco, sulla via che dal paese va verso le montagne, c’è una piccola casa solitaria: è qui che vivono le ricamatrici. Ora è rimasta Eufrasia a praticare l’arte di famiglia, tesse, cuce, ricama leggendo in ogni persona che le si rivolge i desideri più inconsci. Accanto a lei come prima alla bisnonna, alla nonna e alla madre, da sempre, il telaio di ciliegio, rocchetti, stoffe, spole e spilli. Eufrasia ha settant’anni e ha quasi smesso di lavorare, le mani curvate dall’artrite e la modernità in cui tutto è fatto in fretta le avevano fatto pensare di non servire più a nessuno.
Ed è in quel momento che arriva Filomela, una ragazza giovane con il riso negli occhi oltre che sulle labbra, che le chiede di prepararle il corredo e di insegnarle a ricamare. Eccola, l’ultima occasione di fare ciò che Eufrasia più ama: rendere felice qualcuno, raccontargli la vita che verrà intrecciando trama e ordito. Le parole che ha risparmiato per tutta l’esistenza ora sgorgano come fiumi in primavera. Racconta di una giovane vedova di guerra gentile ed esperta nel taglio e cucito, di una splendida e coraggiosa ragazza troppo bella per non attirare le malelingue di paese, di un amore delicato come il filo di lino e tanto sfortunato, e di un ricamo tessuto da generazioni, in cui ognuna di loro ha scritto un pezzo della propria esistenza, una scintilla luminosa nel buio del mondo.
Elena Pigozzi in questo romanzo, ordito sapientemente come il ricamo più pregiato, ci fa vivere cento anni di storia in un battito di ciglia, a volte vento leggero e luminoso, altre cupo e foriero di sventura. Tante vite si intrecciano in queste righe, tanti amori, ma soprattutto l’amore per la vita stessa e per un’arte millenaria che sono la vera eredità dell’ultima ricamatrice. 
Ecco, questo sono gli anni. Io li infilo uno per uno con ago e refe e li lego a punto croce nella figura con cui termino il ricamo, un gabbiano che sfora il mare.

Questo è il romanzo della memoria di una generazione, che prende voce dal racconto dell’ultima delle donne di questa famiglia, qui dove il ricamo è stato tramandato con passione di madre in figlia. Eufrasia, oramai sola e anziana, si trova per caso a ricordare nella sua mente tutto il suo albero genealogico, spinta dalla curiosità di una giovane ragazza andata da lei per confezionare il suo corredo.
Era da tantissimi anni ormai che nessuno più preparava il corredo, una pratica poco attuale di quel nuovo tempo.

Filomela, questo è il nome della giovane donna che si presenta a lei, è diversa da tante altre e da subito ne intravede qualcosa di familiare. Non solo vuole essere confezionata il corredo ma le chiede di prenderne parte lei stessa, in modo da imparare l’arte.
Così giorno dopo giorno, una vicina l’altra, ricamano insieme e Filomela sente la necessità di farsi raccontare da Eufrasia la storia della sua famiglia e delle donne che l’hanno preceduta.

Eufrasia non ha mai amato l’invadenza delle persone ma quella donna non la infastidisce come le altre, anzi sente che ha bisogno di aiuto, come se avesse una mancanza da riempire e il suo unico modo per darle una mano è quello di raccontarle la storia delle ricamatrici, nel tentativo di riuscire a farle ritrovare sé stessa.
Così attraverso il ricamo prende vita il ricordo delle donne che sono state prima di lei, compresa lei stessa.

Era stata lei a insegnarmi come intrecciare il tempo e dare forma alle parole, a imbrigliare la vita tra i fili di lino, a cucire abiti che diano vigore alla storia che abbiamo, a toglierci le paure che sfrangiano come abito senza orlo.

Con una combinazione di parole, metafore e punti di ricamo prende forma il libro di Elena Pigozzi. A tratti assume i contorni di una fiaba per svelare quello che tutte le donne di questa famiglia sono state: dei loro amori, delle infamie subite per via delle cattiverie delle altre donne del paese e del ricamo dove si rifugiavano per trovare la forza di andare avanti.

Ognuna di loro, nel tempo, riuscirà a tessere un pezzo della propria esistenza proprio come un albero genealogico, qualcosa di prezioso.
Non solo una testimonianza, ma anche un’arte da continuare a tramandare. ❤

Una storia, un racconto, una vita. Per impedire che ogni cosa si perda, ma sia legata dal filo di seta. Unita una con l’altra, strette da punti perfetti, e poi annodate perché non si spezzino e l’arazzo sia infinito. 

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(Recensionista Sognare) 


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