RECENSIONE: Lui Lei l’altro di Eleonora Aldani

Cari sognatori, eccovi il nuovo, profondo e significativo romanzo di Eleonora Aldani!!! 

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GENERE: narrativa, contemporaneo 
DATA DI USCITA: 28 ottobre 2021 

Ebook / Cartaceo 

Ci si può cullare nelle certezze della propria quotidianità, oppure bisogna stare sempre allertati come in un continuo stato di guerra verso tutto e tutti?
Si può fare affidamento, almeno, sulla conoscenza che si è certi di avere della persona che ci vive accanto da più di un decennio in un rapporto matrimoniale fatto di reciproca empatia e costante desiderio sessuale, allietato anche dalla presenza di un figlio?
Questa la condizione di Eliana, quando, in un pomeriggio di fine marzo, mentre passa davanti a un bar del centro cittadino, scorge il marito che, seduto al bancone interno, bacia uno sconosciuto sulla bocca, in un evidente atteggiamento gay. Allucinazione, paranoia o scoperta di una realtà impensata con cui doversi rapportare?
In pochi attimi tutto il mondo di Eliana si ribalta, si sgretola. Nell’arco di tre mesi, altre saranno le sorprese cui lei andrà incontro, per il susseguirsi di incalzanti avvenimenti che scombineranno non solo la sua vita.
Una storia vera, dove i personaggi coinvolti si avviano, di giorno in giorno, verso un cambiamento delle loro prospettive per il futuro, aperto a molteplici possibilità.

Cos’è un romanzo? A volte è una storia, a volte è una vita trascritta, altre è un percorso, un tratto fatto di pochi mesi in cui ci si può affacciare ad una realtà particolare, come quello che si ritrova ad affrontare questa famiglia in questo romanzo.

Lui, Lei, L’altro… dal titolo ti porta a pensare ad un tradimento, una storia extra oppure un dubbio di scelta tra due uomini, ma se da un lato può risultare giusto il pensiero d’altro non si può essere più fuori strada.

Nei tempi attuali dove tutto ormai si pensa di sapere di aver visto o vissuto, ebbri della nostra indipendenza di scelta, arroganti nel giudicare chi non conosciamo e ben più accoglienti nel pettegolezzo di turno, il tutto per non guardare ciò che accade dentro le nostre case. Sì, perché è più semplice guardare e giudicare i problemi degli altri che i propri… e un po’ in parte questo scorcio di pagine su una famiglia come tante, ci da modo di vedere oltre il manto di noi stessi e ci porta ad immedesimarci e porci domande esistenziali a cui forse non avremmo mai pensato.

La scrittrice ci presenta una coppia di quarantenni nella loro perfetta vita matrimoniale, intimità come appena fidanzati e un figlio alla soglia dell’adolescenza, realizzati in tutto e per tutto eppure la vita è imprevedibile e a volte ci mette di fronte a scoperte assai ardue da riuscire anche solo a capacitarsi dello sfacelo totale che ci si presenta, anzi ci travolge inaspettatamente, portandoci a rianalizzare una vita intera fatta di momenti, esperienze, attimi felici cancellati dal dubbio, rabbia e gelosia…

Può una donna competere con un uomo?

La domanda è insidiosa poiché ci possono essere molte risposte, ma entrando nello specifico del romanzo, può una donna competere ad un amante uomo? No, e questo è insito in ognuna di noi. Io stessa donna se il mio compagno che considero mio marito un giorno scoprissi avesse un amante uomo, come potrei mai pensare di competere? Non solo a livello fisico sia chiaro, lì è proprio impossibile ma anche a livello subconscio, insomma noi donne siamo lottatrici, passionali, arpie e in caso di necessità non tralasciamo arma per tenere con noi il nostro uomo e toglierlo alla “sciacquetta” di turno che più giovane o fresca può soffiarcelo, ma contro un uomo non c’è storia.

Ed è qui che ci porta ad iniziare il viaggio in questo libro dove una vita matrimoniale incontra lo scoglio di un cambio di rotta di Franco, dove Eliana in una fredda giornata di febbraio scorge suo marito a baciare uno sconosciuto in un locale. Da lì la sera stessa senza possibilità di negare Franco racconta tratti del suo passato dove l’amicizia con il suo amico Daniele è stata un cardine per varie fasi di crescita, lui il suo sempre e solo migliore amico che ora a distanza di anni si sono rincontrati per caso in ambito lavorativo negli ultimi mesi e in cui verso di lui un nuovo sentimento è nato, l’amore carnale e passionale verso di lui…

Solo con questo avvio la scrittrice ci introduce ad uno dei molti argomenti trattati all’interno del romanzo, in primis l’omosessualità/ostracismo intellettuale conseguenza di un percorso di crescita vecchio stampo, infatti ben più di una testimonianza determina quanto la mentalità chiusa e vincolante abbia determinato la strada intrapresa futura e attuale di due dei tre personaggi. L’omosessualità oppure più semplicemente dirò l’essere gay di Franco, deriva da molti fattori che attenzione poiché tutto resta sempre un presupposto, un lungo pensiero mentale dettato da momenti passati, sentimenti e sensazioni vent’anni addietro, questo non significa meno reali ma che a volte ci attesta che noi stessi non sappiamo cosa vogliamo.

Un esempio a mio ardito ragionamento è Franco, un uomo che lo si potrebbe “etichettare” con una crisi di mezza età, ma che in realtà e l’evolversi di una condizione mentale ostruita sia dalla società dell’epoca che dalla famiglia, pregiudizi che non lo hanno portato a rapportarsi con certi momenti emozionali sentiti in adolescenza, archiviandoli e dimenticandoli fino a che non si rincontra con Davide a distanza di anni. Tutto ciò lo porta in scombuglio, lo porta a ragionare, porsi delle domande, fino ad arrivare ad ossessionarsi, oltrepassare una soglia in cui andrà a minare tutto ciò che sa, vive e spera per il futuro. Alla fine di tutto si evince a mia conclusione che Franco resta un artefatto del proprio passato, sia per il suo rigore di crescita che per il suo evadere, rinnovarsi, lui vuole come a tratti cancellare ciò che ha vissuto negli ultimi vent’anni verso questa nuova svolta cardine della sua vita.

Credo che alla fine Franco sia uno dei personaggi che esprima “rammarico” alla fine del romanzo, poiché come Dante scrisse:

“Nel mezzo del cammin di nostra vita 
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.”

Ecco proprio questi versi lo rappresentano appieno per l’intero romanzo, lui rappresenta un uomo perso per certi tratti, alla ricerca dell’afferrare una chimera inesistente, che spinge oltre il convenzionale un uomo ardito, testardo, ma soprattutto solo alla riscoperta di se stesso.

Eliana, beh… lei ci porta ad intraprendere più argomenti spinosi, non sempre di semplice digestione sono sincera, fin dal principio pur comprendendo il suo essere Donna posta a fronte ad un’immane notizia. Non ho mai ben sopportato il suo affrontarla fin dal principio, più desiderosa di rivalsa che comprensione, “empatia”, attenzione che pure Franco non ci va leggero con un sibillino ricatto, quindi da un certo punto di vista poi si è pure rassegnata la sua figura ai miei occhi, ma resta quell’indigesto che porta quasi all’omofobia completa da parte di lei. Certo si scopre come sia una donna intraprendente, piena di energie e persa in questa situazione, che la porterà a più decisioni spinose e situazioni particolari, in un limbo fatto di sotterfugi e bugie e la purezza dell’anima di una donna ferita nel profondo.

Lei ci porta a confrontarci con l’indipendenza femminile, la sua figura di madre presente, donna di casa, figura del “focolaio casalingo” ma anche Donna, una figura che spesso si dimentica di comprendere le sue necessità/animo, non un oggetto ma una persona fatta di pulsioni e desideri/sogni, necessità ed indipendenza. Ho trovato la sua figura se a tratti discutibile per alcune sue frasi o elucubrazioni mentali, molto salda nella sua integrità di essere rispetto ad altri personaggi, un’empatia a tratti femminile ma anche data dalla stessa lungo il romanzo. Certo una donna ambigua a volte, ma ben capibile… 

Ciò mi porta a Daniele, il terzo incomodo, mi spiace diversamente non potrei definirlo, una figura che mi dispiace dirlo del suo comodo ne fa per tutto il libro, pur essendo a conoscenza fin dal principio dello svelamento del fattaccio da lui stesso partecipe e accomodante per poi per tutto il romanzo non sbilanciarsi mai, essere visore in primis indiretto di ogni evoluzione e starsene lì ben tranquillo a vivere tutto. Fin dal principio ho avuto dubbi su di lui per i suoi pensieri/capitoli letti, ma il surreale è che più proseguisse questa china insidiosa più sembrava “godersi” nel tenere a filo tutto e tutti, diciamo che lui da un lato è l’artefatto più riuscito dal secolo passato, che come uomo di “vecchia” scuola si prende le sue responsabilità dove più gli aggrada. Un Alpha e ciò a ragionamento ce lo detta la stessa classe lavorativa di tutti e tre i personaggi cardini… 

La scrittrice attraverso una storia realistica/surreale per il lettore si inoltra nella insidie dettate tra passato e presente di trascorsi, esperienze, verità, realtà data da molto più di un solo attuale giorno ma riscontrata nel mondo intero attraverso attualità reale dei giorni nostri, come il cambiamento climatico, le stagioni assurde, l’adolescenza, il bullismo e il crescere…

Mario, il figlio tredicenne di Eliana e Franco, un ragazzo voluto a cui nulla è mancato, che per quasi tutto il romanzo sarà all’oscuro della tempesta che imperversa in casa, io credo che si riveli l’unico vero “santo”, comprendibile della situazione. Un ragazzo che all’alba della sua adolescenza volente o nolente si troverà di fronte ad una verità celata ai sui occhi, un ragazzo devoto al padre come figura di riferimento, legato alla madre oltre ogni limite, con una passione, il nuoto. La sua figura viene usata a tratti come figura di attrito/ricatto nel romanzo sia tra i suoi genitori sia verso il finale alquanto ambiguo, ma in verità cela un ragazzo al principio della consapevolezza di essere un individuo con delle scelte, una vita, un destino e la paura di perdere tutto ciò che conosceva, l’attrito delle bugie dette per amore storpia con la verità dettata e svelata con animo malvagio da ignoti. Questo personaggio cela l’oggi, l’arrivismo e il bullismo dettato per scavalcare gli altri, per infierire e demolire un rivale, l’ignoranza dettata dall’età o il menefreghismo per raggiungere l’obiettivo.

Andando a chiudere e riunire il tutto in un libro che in poche pagine può far franare la tua mente e metterti in dubbio, metterti in panni scomodi, ritrosi, insidiosi sia di pensiero e di parola, come commentare questo romanzo? Già vi sento a chiedervi “Come Michy, ancora non lo sai?!” Eleonora sa farmi andare in impasse per l’ennesima volta, sa portarmi in uno scombuglio tale da non sapere più ciò che pensare. Insomma non è un romanzo da tutti, affronta tematiche importanti senza imporle, così con semplicità, come un pensiero, come la verità e realtà, sa farti ragionare lì dove mai avresti pensato, sa porti in situazioni che mai avresti pensato di troveri ad affrontare, lasciandoti senza saliva ne lingua per proferire parola.

Lei sa zittirti, raccontarti la realtà di persone vere, normali, vive, sa renderti inerme agli eventi, viverli, dilaniarti, rifletterci, arrabbiarti, ma poi farti ragionare! Il ragionare è ormai un’utopia, un pensiero, verbo che difficilmente sia aggrada alla cultura di oggi, alla nostra gioventù, ma questo è il cardine della vita! Vivere, capire, ragionare, empatizzare, pensare, ragionare a posteriori e poi Parlare! Ecco ciò che è la essenza del romanzo, saper parlare, saper ponderare le parole ed i loro significati, saper essere guida indipendentemente dal nostro pregiudizio, dolore o rancore, noi siamo e abbiamo il dovere di essere una guida per il nostro domani, figli o nipoti, amici o…

Chiudo poiché sarebbe ora penserete e credo proprio di sì, questo libro è fatto per essere ascoltato e compreso ognuno a modo nostro è come un “Urlo nella Nebbia” che attende di essere capito e trarne le proprie conclusioni, soprattutto per il suo finale ambiguo e ricco di significato. 

PS: Eleonora hai espresso il desiderio della mia espressione/recensione sul tuo romanzo, beh… sappi che come “Siamo nati tutti dallo stesso padre?” hai saputo far franare ogni mio pensiero di Donna, rimettermi in discussione, amare/odiare i personaggi, mi hai creato dilemmi mai pensati a cui ora io stessa in tale dinamica non saprei che fare.
Ma hai anche portato a visione di cose celate a mio parere nell’ipocrisia di convenienza della apparenze tra ciò insegnato e verità, tra il nostro essere interiore, i nostri desideri, scelte, pulsioni e conseguenze …
La vita io credo sia una grande ruota fatta di eventi e scelte, di cui ognuna porta un “e se”… Beh… tu questo dubbio lo porti esistenziale, reale e vero! 

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(Blogger Sognare) 


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